venerdì 20 maggio 2022

Un esercito europeo? ‪#‎noallaguerra‬

25

Mar 2015

A cosa serve un esercito? Può essere un formidabile strumento per garantire la tenuta di un accordo di pace, oppure per creare un corridoio umanitario. Ma può essere anche un temibile strumento nelle mani di un’autorità politica desiderosa di compiere operazioni militari per interessi economici che, spesso, nulla hanno a che vedere con la tutela dei diritti umani. Proprio per questo non possiamo prendere sottogamba le parole del Presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker che, in un’intervista pubblicata dal quotidiano tedesco Welt am Sonntag, ha rilanciato la proposta di creare un esercito unico europeo.

L’articolo 40 del Trattato sull’Unione Europea, modificato dal Trattato di Lisbona, prevede la possibilità di creare una difesa comune se e quando il Consiglio Europeo, l’organo che riunisce i Capi di Stato e di Governo dei 28 Stati membri, deciderà all’unanimità di compiere questo passo. Tuttavia, anche se ciò accadesse, continuerebbe a mancare un’autorità politica forte e legittimata dai popoli europei per controllare un tale esercito. In questa Europa in cui il peso di nominati e burocrati continua a essere pesantissimo, chi deciderebbe se e come impiegarne le forze armate?

Se da un lato la proposta potrebbe forse consentire di fare economia di scala e quindi razionalizzare la spesa per la difesa, dall’altro ancora non è chiaro come conciliare la proposta di Juncker con l’attuale esistenza degli eserciti nazionali. Dovrebbero tutti confluire nel futuro esercito comune che però, come abbiamo detto, non avrebbe un vertice politico a legittimarlo, oppure questo andrebbe ad aggiungersi ad essi, creando una costosa e complicata duplicazione? Da chi e in che modo sarebbero gestiti gli arsenali delle due potenze nucleari del continente, Francia e Gran Bretagna? E ancora, considerando che molti membri dell’Ue sono anche membri della NATO (ma non tutti, ad es. Austria, Finlandia e Svezia) e, viceversa, non tutti i membri della NATO sono membri della UE (per ovvie ragioni USA e Canada, non essendo paesi europei), come verrebbero regolati i rapporti tra le due organizzazioni?

Sono tutte questioni dibattute da anni, ma che continuano a non trovare una soluzione per via della palese mancanza di volontà politica di molti Stati membri di pervenire a una vera difesa comune (su tutti in particolare la Gran Bretagna, da sempre partner speciale degli Stati Uniti). Ma, al di là delle problematiche tecniche, è bene interrogarsi sulle finalità del progetto. A nostro avviso un esercito europeo potrebbe avere senso solo come strumento di protezione dei diritti umani nel mondo, come forza d’eccellenza nel peacekeeping che possa contribuire, sotto l’egida delle Nazioni Unite, a garantire processi di transizione democratica in zone fragili e instabili, nel pieno rispetto del diritto all’autodeterminazione dei popoli.

Un esercito europeo sarebbe senz’altro una buona idea se mettesse un freno all’espansionismo degli Stati Uniti e al loro predominio nella NATO, bilanciandone gli equilibri interni. La realtà odierna, però, ci fornisce un resoconto ben diverso: molti Stati membri dell’Unione si pongono in palese contrasto con i principi e i valori che fondano l’Unione Europea stessa, prestando ancora il fianco o tollerando l’esistenza delle guerre per procura, armando e/o sostenendo fazioni le une contro le altre per fini tutt’altro che nobili. Basti pensare a quanto avvenuto in Siria o ancora in Libia.

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