mercoledì 17 agosto 2022

L’incubo euro-tedesco di Shauble e la speranza di ripartire dal Mediterraneo

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Lug 2016

L’Europa vive giorni difficili. La decisione del popolo britannico di lasciare l’Unione – la cosiddetta Brexit -, ha fatto da detonatore a una serie di crisi, da anni rimaste irrisolte, che non si potranno superare se non attraverso un profondo ripensamento dell’Unione europe per come essa è adesso e dei suoi equilibri.

Dopo il terremoto, il Ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schäuble ha attaccato il presidente della Commissione Jean Claude Juncker affermando non essere questo il moment per favorire una maggiore integrazione tra gli Stati. La Germania ha cambiato posizione?  E davvero la soluzione che propone, contrapponendosi alla classica linea di Bruxelles, favorirà una rinascita europea? Vorrei provare a fornire al Ministro tedesco qualche contro-proposta per il bene e il futuro della nostra comune casa europea.

Innanzitutto, a mio avviso, Schäuble si sta concentrando più sulla dimensione interna che su quella esterna della politica tedesca, dato che La Germania si sta avvicinando alla una scadenza elettorale del prossimo anno. Schäuble fa la voce grossa, cerca di rimarcare la forza e il vigore della posizione dell’esecutivo tedesco, con una leadership chiara a differenza del pantano in cui si è impelagata l’Europa.

Così è accaduto anche nel caso della crisi dei migranti. Il ministro delle Finanze tedesco propone accordi da stipulare con i paesi nordafricani per drenare l’afflusso verso l’Europa. Una soluzione estemporanea e utopica, come costruire un muro di sabbia davanti all’onda che arriva sulla spiaggia. La strada di accordi bilaterali con paesi come la Turchia che sono parte del problema e non di certo la soluzione non è percorribile a medio e lungo termine. Così facendo, l’Europa ha ammesso che non è in grado di risolvere un problema (numericamente contenuto, tra l’altro) se non andando a nasconderlo sotto il tappeto turco. Il risultato? Che Ankara ha capito di avere più potere contrattuale e ha usato la crisi migratoria per ricattarci e chiedere il nostro silenzio sul rispetto della libertà d’opinione, di stampa, sul pluralismo e sul rispetto dei diritti delle minoranze. Non è andando a concludere questi accordi che garantiremo stabilità alle nostre frontiere. È un atteggiamento miope.

Restando alla crisi dei migranti, va detto per inciso, che il piano Juncker è stato votato al Parlamento europeo anche da noi del Movimento 5 Stelle. Noi volevamo una redistribuzione in quote, ma nella realtà si è tradotto in un nulla di fatto, considerando che i migranti effettivamente redistribuiti sono solo poche migliaia. Si nasconde sotto il tappeto la vera questione, ossia la necessità di arrivare a una riforma istituzionale seria che rimetta in gioco il bilanciamento dei poteri tra le istituzioni. Andrebbe detto con più forza che quest’Europa è oggettivamente sbilanciata. Proprio la Germania, per citare un caso, è giunta a impersonare un’egemonia economica e commerciale che poi ha avuto riflessi chiari sul piano politico. Mi sembra però che quest’egemonia non sia esercitata sempre nell’interesse comunitario. Se la soluzione sono i governi nazionali, mi permetto di far presente a Schäuble che abbiamo visto com’è andata con la crisi dell’Eurozona, con il fiscal compact, strumento inapplicabile che si traduce in una ricetta economica che non ci farà uscire dalla crisi.

Non nego che Berlino si sia presa molto spazio anche per demeriti altrui. Nessuno è stato capace di elaborare un’alternativa credibile. Certo, vedo una differenza tra il ragionamento che poteva essere della Germania di Kohl, più proiettato verso l’interesse comune, rispetto a quello di Merkel, granitico sulle proprie posizioni. Sarebbe ragionevole ribilanciare gli interessi europei, anche a seconda delle nostre esigenze. Il Mediterraneo è abbandonato, la Spagna vive una confusa situazione politica, l’Italia ha abdicato al proprio ruolo e la Francia preferisce essere il ‘secondo’ dell’asse franco-tedesco.

Che fare dunque? Mi sembra essenziale iniziare dalla chiarezza. Noi del MoVimento 5 Stelle siamo disposti a discutere di tutto, a patto che non si faccia l’errore di pensare che i nodi di fondo si risolvano parlando solo di strumenti, anziché di politiche vere e proprie.

L’Europa a due velocità? Non c’è alcuna chiusura da parte nostra a una cooperazione rafforzata su alcune tematiche, anche sul tema immigrazione. Un’Unione finalmente coesa e capace di prendere decisioni importanti? Creare un budget federale non serve a niente se prima non si supera la politica di austerità, così come creare un sistema di guardie di frontiera non serve a nulla se prima non si rivede Dublino, che trasformerà l’Italia e la Grecia nei campi profughi d’Europa.

Il punto centrale è uno solo. Per un’Europa che funzioni, bisognerebbe prima instillare un principio di solidarietà, e cioè la ripartizione su tutti di un problema comune. Se vogliamo salvare questo progetto, la chiave è avere coraggio. Citando De Gasperi, invece, mi pare che le leadership europee siano troppo focalizzate sulle prossime elezioni e poco sul benessere delle prossime generazioni.