giovedì 02 dicembre 2021

Libia: una catastrofe annunciata vicino alle nostre coste

11

Mar 2015

La guerra condotta nel 2011 da Francia, Gran Bretagna e USA con l’operazione Odyssey Dawn che ha rovesciato il regime di Gheddafi è stata, strategicamente parlando, una catastrofe.
Le sue conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: l’anarchia di uno Stato fallito e dilaniato da una ridda di fazioni l’una contro l’altra, il caos derivante dalla lotta per il controllo delle più grandi risorse d’idrocarburi dell’Africa, gruppi di estremisti in grado di controllare intere zone del paese, tra cui Ansar al-Sharia o ancora l’Isis, recentemente entrata prepotentemente sulla scena in circostanze e con prospettive ancora da chiarire… per non parlare del sempre più concreto rischio di un buco nero negli approvvigionamenti energetici e delle organizzazioni criminali dedite al traffico di esseri umani e di armi ormai alleate con le mafie nostrane. Mentre all’orizzonte si profila la catastrofe umanitaria originata da centinaia di migliaia di persone disperate, pronte a prendere il largo verso le coste italiane.

Perché allora Sarkozy ha voluto quella guerra? Solo per strappare alle aziende francesi posizioni di privilegio nello sfruttamento delle risorse petrolifere? Il suo ex ministro dell’Interno, Claude Guéant, risulta essere indagato nella vicenda legata ai finanziamenti sospetti della sua campagna presidenziale, per ironia della sorte da parte proprio di Gheddafi. Che cosa sapeva il Colonnello per meritare la morte? Molti dubbi aleggiano intorno a questa vicenda. Ma è ben evidente l’amara verità delle parole di Sartre: “quando i ricchi si fanno la guerra, sono i poveri a morire”.

Di recente diversi esponenti del Governo Renzi hanno ipotizzato, in modo confuso e superficiale, un nuovo intervento militare in Libia a guida italiana. Ma per difendere cosa, visto che sfortunatamente, nonostante i colloqui di pace di Ginevra, un accordo politico è ancora lontano tra le due principali fazioni? Sarà un caso che l’idea di un esercito europeo venga rilanciata in fretta e furia, con contorni ancora indefiniti, proprio mentre infuria il conflitto in Ucraina e in Libia?

Ecco la linea seria e concreta sostenuta dal Movimento 5 Stelle Europa:

  • pressioni diplomatiche sulle fazioni libiche pronte al negoziato per un cessate il fuoco immediato, anche attraverso lo strumento delle sanzioni economiche mirate su coloro che impiegano i proventi della vendita del petrolio per alimentare il conflitto e per l’acquisto di nuove armi;
  • nascita di un governo di unità nazionale che coinvolga le fazioni presenti in Libia disposte ad accettare metodi democratici e inclusivi, e quindi anche l’islam moderato, con l’obiettivo di ricostruire il Paese e garantire la sicurezza interna e nel Mediterraneo;
  • nuove e più inclusive elezioni, rispetto alla semi-farsa delle ultime che hanno registrato un’altissima astensione e, in diverse zone, l’annullamento del voto.

#NOALLAGUERRA

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