venerdì 27 maggio 2022

IL RACCONTO DI APRILE

 

Carissimi, in questo mese abbiamo continuato a parlare della guerra in Ucraina, delle conseguenze per il nostro Paese, di quali possono essere le azioni da intraprendere per affrontare questo difficile momento. Qui trovate il racconto del mese di aprile, la missione in Polonia, al confine con l’Ucraina, i miei interventi in tv, l’importante ricorrenza del 25 aprile e molto altro. Buona lettura!

 

 

MISSIONE IN POLONIA

La guerra che sta flagellando l’Ucraina non si ferma. E non smette di preoccuparci, come singoli ma anche come comunità. Per questo motivo, sono andato personalmente in Polonia, nella città di Rzeszow, a pochi chilometri dal confine con l’Ucraina. Insieme agli straordinari volontari di Ethics Expo, di Colibrì Mantova e della Onlus Bambini nel Deserto, e con il prezioso supporto di Istrid abbiamo raggiunto la città polacca (dopo un percorso che per alcuni ha superato i 1800 km), per consegnare alle autorità ucraine della città di Leopoli (L’viv) una importante donazione, raccolta grazie alla generosità delle numerose realtà coinvolte, di antibiotici, analgesici, antisettici e di altro materiale medico e chirurgico di vario tipo, tra cui anche una ambulanza perfettamente equipaggiata e un intero laboratorio oftalmico. Il tutto è destinato agli ospedali e agli operatori sanitari ucraini che stanno sacrificandosi con una abnegazione straordinaria per assistere chi ha bisogno e soffre nei territori martoriati dalla guerra, in un contesto in cui scarseggiano, ogni giorno di più, le scorte di presidi sanitari e le condizioni per assistere i malati sono sempre più disperate, per non dire disumane. 

È difficile trovare parole esatte per descrivere le tante sensazioni che ho percepito mentre mi avvicinavo alla frontiera, e ancor di più quello che ho provato quando ho avuto l’onore di incontrare una trentina di dottoresse e infermiere ucraine, accompagnate dai loro bimbi, venute a formarsi in Polonia sulla gestione dell’emergenza: paura, sconforto, senso di fragilità, ma anche la volontà di affrontare questa prova terribile e atroce con coraggio, e di alimentare il tentativo di guardare al futuro senza spegnere la luce della speranza.

E quella speranza dipende anche dalla nostra solidarietà, dal nostro essere capaci di sostenere fraternamente chi oggi ha bisogno di noi, del nostro conforto ma anche delle nostre azioni concrete, che valgono sempre più di mille parole. Possiamo e dobbiamo fare di più soprattutto come Europa, restando uniti e compatti contro la violenza e la scelleratezza di chi ha prodotto questa assurda guerra fratricida di invasione, spingendo con tutte le nostre forze per una soluzione diplomatica e negoziale, e aprendo le nostre porte e il nostro cuore a chi ha bisogno del nostro aiuto, in questa guerra come IN TUTTE LE GUERRE, perché a differenza di altri io ribadisco, in coerenza con quanto fatto in questi anni, che non esistono profughi e rifugiati di serie A o di serie B, e che l’unica razza che esiste per me è quella umana. 

Sono già al lavoro, per quanto mi sarà possibile, per dare il mio contributo nel facilitare la raccolta di ulteriore materiale sanitario di prima necessità e portare di nuovo insieme ai volontari una seconda e spero ancora più consistente donazione nelle prossime settimane.

RAPPORTO EUROLAT E CORNO D’AFRICA

Cari amici, con grande soddisfazione vorrei condividere con voi due traguardi raggiunti e per me molto importanti: la commissione politica di Eurolat ha votato e approvato il mio rapporto sulla “Cooperazione in materia di giustizia penale nell’Unione europea e in America Latina”. Ricordo con piacere quando lo presentai, a Panama, nel 2019. Ora, il percorso si è concluso con successo dopo l’approvazione degli emendamenti. Nel testo ho sottolineato l’importanza di creare un solido asse tra l’Unione Europea e i Paesi dell’America Latina, cercando una cooperazione che riguardi non solo il piano politico ed economico, ma anche quello giudiziario.

Inoltre, ho presentato il mio rapporto sul Corno D’Africa in Commissione Esteri del Parlamento Europeo e ora inizia l’iter di approvazione.

L’area del Corno d’Africa è decisiva per il futuro dell’Unione Europea. Si tratta di una regione di enorme importanza strategica, anche per mettere in sicurezza i traffici commerciali nel Mar Rosso e nel Golfo di Aden, ma anche di uno dei territori più fragili e instabili del continente africano. Per questo è fondamentale che l’Europa condivida le migliori pratiche in materia di integrazione delle questioni economiche, finanziarie, sociali, culturali e di sicurezza, riconoscendo pienamente l’importanza di questa regione che comprende Eritrea, Etiopia, Gibuti, Somalia, Kenya, Sudan, Sud Sudan e Uganda.

Nel progetto di relazione sulle relazioni strategiche e il partenariato dell’UE con il Corno d’Africa ho chiesto che l’Unione riconosca pienamente l’importanza di questa regione.

Se ci facciamo promotori di una nuova stagione di sviluppo e pace ci sarebbero, è chiaro, ricadute positive anche sul nostro Paese. L’Unione europea però deve mettere alle spalle un approccio paternalistico e proporre soluzioni africane per gli africani promuovendo, per esempio, progetti capillari che migliorino, in un clima di collaborazione reciproca, la qualità della vita delle comunità locali, che contrastino le carestie e aiutino nella risoluzione diplomatica dei conflitti che affliggono la regione.

Posso assicurarvi che continuerò a battermi per questa prospettiva, per realizzare una strategia inclusiva, sostenibile e rispettosa dei diritti umani.

25 APRILE

La Liberazione non è solo la pagina fondante della nostra Storia repubblicana, ma soprattutto un esercizio di memoria quotidiano al quale nessuno deve sottrarsi, perché non può creare divisioni. È un sentiero che segna ancora oggi la via della democrazia. Il 25 aprile ho avuto il piacere e l’onore di ricordare la strenua lotta contro l’occupazione nazifascista di un quartiere tra i più combattivi di Roma. Insieme al presidente Conte, all’amica Paola Taverna e ai tanti amici del M5S ho reso omaggio a donne e uomini, giovani e anziani che, negli anni più cupi conosciuti dal nostro Paese, scelsero la lotta partigiana per liberare l’Italia dall’oppressione e consegnarla alla vita democratica. Fu una scelta che molti pagarono sulla propria pelle, come accaduto a quasi 700 persone deportate in Germania a seguito del rastrellamento dei soldati nazisti proprio al Quadraro, nella periferia sud-est di Roma, nell’aprile del 1944. Per questo motivo, nel 77esimo anniversario della Liberazione dal nazifascismo, ho omaggiato il monumento che ricorda i rastrellati di quella zona della nostra Capitale. Perché in Italia è 25 aprile ogni giorno, perché 25 aprile significa Liberazione e Libertà.

MONDIALI DI WAKEBOARD

I Mondiali di Wakeboard, che si terranno dl 25 al 30 luglio al CNVS Wave del Lago del Salto, rappresentano una meravigliosa sintesi tra sport, natura, storia e innovazione e, per me, la gioia di veder valorizzato un territorio al quale sono profondamente legato. La manifestazione è stata presentata alla sede al Foro Italico del CONI nel corso di una conferenza stampa. L’assegnazione all’Italia è arrivata a coronamento del grandissimo lavoro della Federazione Italiana Sci Nautico Wakeboard e Surf che ha portato negli anni la nostra nazionale ad essere nove volte consecutive campione d’Europa e tra le prime tre al mondo.

Durante la conferenza stampa ho annunciato che, con ogni probabilità, otterremo per la manifestazione sportiva anche il patrocinio del Parlamento europeo. Un segnale che conferma quanto i valori dello sport siano, di fatto, anche i valori europei perché incarnano lo spirito universale di una sana competizione e della cultura del dialogo della quale, mai come oggi, abbiamo veramente bisogno. Siamo pronti a organizzare e vivere un evento memorabile: vi aspettiamo quest’estate!

PLENARIA – INTERVENTO SULLA CINA

La Cina deve smettere con il suo atteggiamento ambiguo nei confronti della Russia. Per questo, in un intervento nella scorsa Plenaria del Parlamento europeo ho sottolineato il mio apprezzamentoHo apprezzato l’approccio dell’Ue al Summit UE-Cina, un incontro difficile a cui siamo arrivati, non dimentichiamolo, con molti europarlamentari ancora oggetto delle sanzioni di Pechino e in un contesto internazionale estremamente complesso. L’elefante nella stanza è stato, ovviamente, l’invasione russa dell’Ucraina con l’appello dell’Unione europea affinché la Cina fosse d’aiuto per porre fine al conflitto e l’ambiguità di Pechino che ha fornito risposte evasive e nessuna esplicita rassicurazione. Come politici abbiamo il dovere di dire le cose come stanno e quello che vedo da parte della Cina è un atteggiamento attendista ed una mancanza di volontà di assumere una posizione chiara che non fa altro che aiutare Putin a guadagnare tempo per continuare a portare avanti la propria sanguinosa aggressione contro l’Ucraina e cambiare i confini con la forza bruta. L’UE deve continuare insistentemente a chiedere che Pechino abbandoni quest’ambiguità, poiché il passo tra un silenzio colpevole e l’essere complici è breve e quest’atteggiamento non è compatibile con le aspirazioni autoproclamate della Cina di essere un attore globale di pace e di stabilità. Se la Cina vuole essere dalla parte giusta della storia deve prendere una decisione ora”, 

TRASMISSIONI

COFFEE BREAK – 2 APRILE

La situazione in cui ci troviamo è frutto degli errori delle politiche del passato. Su questo, purtroppo, non c’è alcun dubbio. Oggi siamo dipendenti per il 40% dal gas russo. Un dato inaccettabile per un semplice motivo: la percentuale sarebbe potuta essere decisamente inferiore se negli anni passati fossero stati fatti investimenti mirati. Ora siamo in ritardo, è vero, ma non per questo inermi. Abbiamo gli strumenti, abbiamo le idee, serve solo la volontà. Si investa subito massicciamente nelle rinnovabili, si dia il via alla realizzazione di un Energy Recovery Fund, come proposto dal Movimento 5 Stelle. Non c’è tempo da perdere!

IL RACCONTO DI MARZO

Carissimi, qui trovate il racconto del mese di marzo, un mese che purtroppo è stato segnato dal tragico persistere dal conflitto in Ucraina. Vi racconto cosa è successo, quali obiettivi abbiamo raggiunto e come stiamo lavorando con l’attenzione sempre rivolta a quello che sta succedendo nel cuore d’Europa.

Buona lettura a tutti.

GIUSEPPE CONTE LEADER

Il 10 e l’11 marzo, tutti gli iscritti al Movimento 5 Stelle sono stati chiamati a votare nuovamente lo Statuto e la nostra meravigliosa comunità ha ribadito in maniera compatta, che vuole andare avanti insieme a Giuseppe Conte. Il SÌ ha stravinto col 91% dei voti. Questo vuol dire che la nostra volontà è di andare avanti in un percorso partecipato, ampio, condiviso, con una struttura che sia in grado di abbracciare e sviluppare tutti i temi che i cittadini ci chiedono di portare avanti.

Ora, più uniti di prima, concentriamoci sulle priorità del Paese: gli sforzi diplomatici per risolvere la crisi Ucraina, il contrasto al caro energia, il sostegno alle nostre famiglie e alle nostre imprese, il rilancio della nostra economia, la transizione ecologica e la lotta alle diseguaglianze.

Come ricordo spesso, infatti, democrazia è partecipazione ed è la base del nostro Movimento che ha sempre condiviso ogni scelta fondamentale e ogni passo in avanti con la nostra comunità.

Ora non possiamo permetterci di perdere ulteriore tempo, soprattutto perché stiamo attraversando un momento storico estremamente delicato e di forte crisi, e c’è quindi bisogno che la leadership e la struttura della prima forza politica in Parlamento non incontri ulteriori ostacoli nel proprio lavoro a causa di paradossali cavilli burocratici. 

UCRAINA

Durante la seduta plenaria del Parlamento europeo del primo marzo, ho potuto ascoltare le parole accorate del Presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky. E’ stato importante, per me, poter intervenire a mia volta per sottolineare che, in quell’occasione, il Parlamento europeo non si limitasse a condannare un’aggressione ingiustificabile ma affrontasse, unito, l’invasione criminale di un regime autoritario contro il diritto internazionale, i nostri principi, i nostri valori, quindi contro tutti noi. La cinica scommessa di Putin presuppone che la democrazia ucraina venga rovesciata attraverso le sue divisioni interne, ma anche che porti altre divisioni non meno pericolose, attraverso la propaganda e la paura, all’interno dei nostri Paesi e tra i nostri popoli.

Il nostro dovere inderogabile è quello di assicurarci che fallisca, grazie anche al nostro sostegno risoluto all’eroica resistenza dell’Ucraina e al suo riconoscimento ufficiale come candidato all’UE, e con l’adozione immediata di un nuovo pacchetto di solidarietà, basato sui comuni legami europei. Inoltre, ho ribadito in quell’occasione, dobbiamo sostenere immediatamente le nostre aziende e le nostre famiglie che subiranno le terribili conseguenze delle doverose serie di sanzioni volte a portare Mosca al tavolo dei negoziati. Questa non è la guerra di tutti i russi, questo è un crimine perpetrato da un solo tiranno e dai suoi complici. Migliaia di cittadini stanno coraggiosamente scendendo in strada per gridare il loro chiaro no, rischiando la vita per opporsi ai suoi vaneggiamenti imperialistici e meritano il nostro pieno sostegno. Questa minaccia esistenziale è un momento cruciale della nostra storia e richiede sforzi eccezionali se vogliamo veramente proteggere la pace, la democrazia e il nostro destino comune. A volte ci vuole coraggio per crescere e diventare chi siamo veramente.

MYANMAR

Durante la seduta plenaria del Parlamento Europeo sono intervenuto sulla situazione esistente in Myanmar. Perchè i recenti eventi che coinvolgono l’Ucraina rendono evidente che stiamo fronteggiando una battaglia globale: le democrazie contro gli autoritarismi, lo stato di diritto contro la legge del potere e il rispetto dei diritti umani contro la loro totale violazione. Si tratta di una guerra combattuta in luoghi differenti e in modo diverso e l’invasione dell’Ucraina ne è solo l’esempio più evidente.

Uno dei campi di battaglia è il Myanmar. Sin dal colpo di stato del Febbraio del 2021, la situazione è continuamente peggiorata: 1.500 civili sono stati uccisi, 12.000 arrestati, 84 condannati a morte. Numeri che fanno tornare in vita i fantasmi del passato. Cina e Russia hanno preso una posizione chiara in questo conflitto: hanno bloccato ogni tentativo di risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, hanno legittimato la Giunta militare che sostiene Putin nella guerra in Ucraina fornendogli anche i mezzi militari che vengono utilizzati nella repressione.

Le parole non servono, al contrario, servono azioni forti: misure nuove e stringenti, pressioni internazionali coordinate, il riferimento della situazione alla Corte di Giustizia Internazionale e l’immediata sospensione del Myanmar dai framework del GSP e dell’EBA. È necessario utilizzare tutti gli strumenti a nostra disposizione e restare uniti, perché la società civile non deve sentirsi abbandonata. Questa è una lotta per la democrazia che non possiamo rischiare di perdere.

EVENTO SU ENERGY RECOVERY FUND

Durante l’evento dal titolo “Più forte, più verde, più giusta: un patto nuovo per una nuova Europa”, organizzato dal Movimento 5 Stelle ho spiegato che, davanti alla guerra scatenata dalla Russia di Putin, che rappresenta la minaccia più grave dalla fine della Seconda Guerra mondiale, è nostro dovere riavviare il cantiere dell’integrazione europea nei settori dell’energia, ambiente, sociale, sicurezza e difesa. Dobbiamo costruire l’Europa politica che oggi manca e per far ciò, prendendo le mosse dall’architettura collaudata con il Next Generation EU, il Movimento 5 Stelle propone la creazione di un ‘Energy Recovery Fund’, un pacchetto di misure straordinarie, anche compensative, per tutelare le famiglie e le filiere più colpite dall’aumento dell’energia e delle materie prime, e per accelerare al massimo lo sviluppo delle rinnovabili, l’energia del futuro, per un’Europa strategicamente autonoma e indipendente dal gas russo.

L’articolo 122 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, infatti, permette alla Commissione di fornire assistenza finanziaria da parte dell’Unione agli Stati membri, nel caso in cui l’approvvigionamento di determinati prodotti si renda particolarmente difficile, in particolare nel settore dell’energia, anche attraverso una nuova emissione di debito comune. Prolungare la sospensione del Patto di Stabilità e Crescita non è sufficiente: il nostro obiettivo è pervenire a un definitivo superamento dei suoi steccati ideologici, poiché sfide epocali richiedono risposte altrettanto epocali, e solo un rinnovato Patto di Solidarietà e di Sviluppo può fornirci gli strumenti necessari a fronteggiare le minacce di fronte a noi, promuovendo un’economia pienamente al servizio dei cittadini e il rilancio di una convergenza economica e sociale verso l’alto.

Questo Patto di Solidarietà e di Sviluppo dovrà prevedere lo scorporo dal calcolo del pareggio di bilancio di tutti gli investimenti produttivi nazionali destinati alla transizione energetica, al green e alla protezione dei beni pubblici europei.

FINE VITA

Il ddl sul fine vita è stato approvato riempiendo, quel vuoto normativo che la stessa Corte Costituzionale, già nel 2018, aveva denunciato. È un importante passo in avanti che abbiamo fatto per rendere questo Paese più civile, nonostante in molti abbiano remato contro con evidenti preferenze medioevali. Il MoVimento 5 stelle si è sempre impegnato, in questi anni, per arrivare a una legge che consenta a chi è afflitto da sofferenze intollerabili di porre fine dignitosamente alla propria vita, circondato all’affetto dei propri cari e assistito dal Servizio sanitario nazionale. 

Questo voto è la testimonianza che la Politica si è comportata responsabilmente, rispondendo a una richiesta di intervento precisa avanzata dagli italiani su questa tematica. Ed è un risultato che è stato possibile raggiungere proprio grazie alle battaglie dei singoli, alla mobilitazione dei cittadini, grazie al milione e duecento firme del referendum.

Il grido degli italiani è stato ascoltato e raccolto. Adesso è importante che anche il Senato faccia la propria parte. Continuiamo a essere al fianco dei cittadini, soprattutto dei più deboli e di coloro che, in condizioni di estrema sofferenza, chiedono di porre fine alle proprie sofferenze in modo libero e dignitoso. Questo deve essere il nostro compito.

EVENTO GIORNATA MONDIALE DELL’ACQUA

Il 22 marzo ricorre la Giornata mondiale dell’acqua. In questa occasione ho avuto l’onore di partecipare all’evento organizzato dall’Agorà degli abitanti della Terra che ha riunito, virtualmente, un gruppo di europarlamentari provenienti da diversi paesi del mondo. In questa occasione, ho ribadito la ferma convinzione, mia e di tutto il Movimento Cinque Stelle, che l’accesso all’acqua rappresenti un diritto umano fondamentale che dovrebbe essere gestito dal popolo e per il popolo, non per i profitti.

Le Nazioni Unite dicono che l’acqua è una delle basi imprescindibili e insostituibili della nostra società e del nostro sforzo verso un’economia sostenibile. Come M5S, infatti, ci siamo sempre battuti affinché l’acqua fosse un diritto per tutti poiché acqua e giustizia sono intrinsecamente legate e indipendenti, la protezione dell’una non può prescindere dalla promozione dell’altra. Il pericolo che incombe su questa preziosa risorsa è il trasferimento del suo controllo al settore privato: è un pericolo reale così come lo è la volontà di massimizzare il profitto invece di servire il bene pubblico. Non possiamo accettare di vivere in un mondo nel quale siano potenti attori economici a far crescere il prezzo di un bene comune che dovrebbe servire solo a soddisfare un bisogno primario, tanto più considerando che ancora al giorno d’oggi, nel nostro pianeta, almeno 2 miliardi di persone non hanno accesso all’acqua potabile.

La nostra richiesta, dunque, è la fine della monetizzazione della natura su scala globale, l’istituzione di un Consiglio internazionale dei cittadini per monitorare e proporre misure legislative sulla sicurezza idrica globale e la convocazione di una Conferenza internazionale, nel 2025, per la riforma del sistema finanziario. Sviluppare un’alternativa democratica al capitalismo finanziario e allo sfruttamento di risorse vitali come l’acqua è un processo che non può realizzarsi dall’oggi al domani: la linea di fondo, però, deve e dovrà continuare a essere la determinata difesa del principio secondo il quale le risorse idriche, per la loro stessa natura pubblica, richiedono una supervisione pubblica per garantire che le persone e le comunità vengano sempre tutelate, e non certo i profitti di pochi. 

IL RACCONTO DI GENNAIO E FEBBRAIO

Carissimi,

Gli eventi tragici di questi giorni in Ucraina destano forte preoccupazione in tutti noi. Nelle ultime settimane ho affrontato più volte la questione, analizzandola da diversi punti di vista. Con il racconto di questi ultimi due mesi, esprimo anche la mia vicinanza ai cittadini ucraini vittime del conflitto. Buona lettura a tutti.

CRISI UCRAINA

Purtroppo, dopo settimane in cui abbiamo sperato non accadesse, nella notte tra il 23 e il 24 febbraio Putin ha dato il via a una violenta e ingiustificata aggressione in Ucraina. Questo atto rischia di essere punto di non ritorno e dunque, come Ue e Nato dobbiamo rispondere con unita’ e determinazione. Lo scenario a cui assistiamo è apocalittico ed estremamente pericoloso e non possiamo che stringerci al fianco del popolo ucraino.

Quanto accaduto riporta il nostro Continente a confrontarsi con logiche che speravamo fossero state abbandonate con la fine della Seconda Guerra Mondiale. Ora la nostra unica possibilità sia di dimostrare unità e fermezza, proporzionate a un’aggressione totalmente ingiustificata e che non è stata provocata in alcun modo dal popolo ucraino e dalle sue autorità.

In gioco c’è una visione di ordine internazionale e dobbiamo assolutamente metterci nelle condizioni di poter rassicurare i Paesi europei che si trovano alle frontiere dell’Unione europea e della Nato perché in questo momento sono quelli più esposti e il nostro dovere è difendere chi combatte per la libertà.

Ma c’è anche un altro aspetto da considerare e cioè la crisi del gas che deriva da tutto questo e che quindi ha ragioni prettamente geopolitiche. Penso che l’Unione europea dovrebbe allargare il Next Generation Eu con uno stanziamento straordinario che venga utilizzato nei vari stati membri per proteggere le imprese e i cittadini europei dal rincaro dell’energia perché non siano loro a pagare.

GIU’ LE MANI DAL VINO ITALIANO

All’Europarlamento abbiamo combattuto una battaglia a difesa del vino italiano. “C’è differenza tra l’abuso di bevande alcoliche e il consumo moderato, nel solco della promozione di stili di vita sani ed equilibrati”. Lo si legge a chiare lettere nelle ultime modifiche al Piano di azione anti-cancro che abbiamo approvato all’Europarlamento, dopo che per alcuni giorni si è parlato, spesso impropriamente, di creare le condizioni per inserire in futuro un’etichettatura ingannevole e dannosa per le nostre (e non solo) eccellenze vinicole, come già sta accadendo per altri prodotti in Francia, in Belgio e nei vari paesi che hanno adottato l’assurdo e paradossale sistema Nutriscore.

Questo risultato è di fondamentale importanza per tutto il nostro settore vinicolo, per il nostro export, ma anche per i consumatori, italiani e non. Un risultato raggiunto grazie al duro lavoro di tutti, agli emendamenti che abbiamo firmato, al nostro peso all’interno dell’Europarlamento.

L’etichettatura futura dovrà essere concepita per promuovere un consumo responsabile e moderato, per prevenire l’abuso, non per squalificare i prodotti a prescindere creando campagne di terrore, perché il rischio di un bicchiere di vino a settimana non può essere certo equiparato a quello di una bottiglia a pasto.

I nostri tesori agroalimentari vanno sempre tutelati e valorizzati, e protetti da attacchi spesso strumentali che arrivano da chi guarda a ben altri interessi che quelli dei cittadini.

GIORNO DEL RICORDO

Un Paese che dimentica la sua Storia è un Paese senza cultura e identità. Per questo, è importante dare il giusto peso a una delle pagine più tristi e dolorose del nostro passato oggi, nel Giorno del Ricordo.

Il nostro pensiero va alle vittime delle Foibe, migliaia di italiani innocenti che hanno perso la vita al confine durante la follia della Seconda Guerra Mondiale. Così come alle centinaia di migliaia di nostri compatrioti che furono costretti ingiustamente ad abbandonare le loro case e la loro terra per sempre, nell’esodo giuliano-fiumano-dalmata, sradicando e cancellando l’identità di intere comunità italiane condannate, incolpevolmente, per crimini e responsabilità che non erano loro, ma degli opposti estremismi ideologici che uno dopo l’altro si sono abbattuti su di loro. L’insufficiente sostegno dello Stato e l’oblio dell’opinione pubblica che calò sul loro dramma, nei decenni seguenti, è stata la seconda, più atroce e ancora più ingiusta ferita che dovettero subire.

Erano i nostri nonni, bisnonni, sorelle e fratelli, genitori: oggi è il momento di ricordarli e di ricordare, affinché tali orrori non si ripetano mai più, e affinché queste povere anime si sentano meno sole.

LIBIA

Durante una seduta della commissione per gli Affari esteri in Parlamento europeo ho avuto modo di rivolgere le mie domande e considerazioni al direttore generale per il Medio Oriente e il Nord Africa del servizio europeo per l’azione esterna Fernando Gentilini. Ho sottolineato come  “la gestione delle elezioni in Libia nel 2014, purtroppo, invece di rinsaldare l’unità del paese ha finito per ottenere l’effetto contrario. Per questo, è auspicabile fare tutto ciò che è in nostro potere per evitare di commettere lo stesso errore: è necessario che il processo venga gestito in maniera inclusiva perché si dia al paese una stabilità e non si giunga, al contrario, ad un’ulteriore polarizzazione che potrebbe farlo ripiombare nella guerra civile.

Tenuto conto della situazione, ho chiesto al direttore generale “quali passi concreti preveda il SEAE per facilitare il dialogo rispetto ad un nuovo quadro giuridico per le elezioni ed una potenziale modifica della Costituzione, e per garantire una significativa partecipazione della società civile in questo processo e se ci possano essere le condizioni materiali e di sicurezza necessarie per l’organizzazione di una vera e propria missione di osservazione elettorale dell’UE in vista delle elezioni posticipate”.

Infine, considerato che “le tensioni tra gruppi armati e i corpi paramilitari costituiscono una delle principali minacce per lo svolgimento pacifico delle elezioni, ho chiesto a Gentilini di capire quali sono le misure che “il SEAE prevede di mettere in campo per intensificare la collaborazione tra UE, la missione l’UNSMIL  e gli attori libici alfine di raggiungere progressi tangibili verso la riforma del settore della sicurezza e l’unificazione delle istituzioni di sicurezza in Libia, precondizioni per un processo elettorale di successo”.

HONG KONG

Quanto sta accadendo ad Hong Kong ci riempie di angoscia. La vediamo cedere, sempre di più, sotto i colpi di Pechino, che incessantemente e con metodo quasi scientifico attacca e limita la libertà dei media, della società civile e delle organizzazioni internazionali, lasciando veramente pochi dubbi su quale sia il suo obiettivo finale. Ne ho parlato durante la seduta plenaria del Parlamento Europeo. Abbiamo pochissimi strumenti per supportare Hong Kong in questa improba contesa, ed è per questo che dobbiamo usarli al meglio.

Dobbiamo sollevare la questione in tutti gli incontri diplomatici, sia a livello bilaterale che multilaterale, senza esitare ad usare anche la leva commerciale per ottenere risultati concreti. Dobbiamo ottenere, quanto prima e in quanto richiesto dalla risoluzione in voto, forti sanzioni mirate e rendere inequivocabile che l’approvazione dell’accordo sugli investimenti non potrà mai avvenire fino a quando non ci saranno chiari segnali di miglioramento nella situazione di Hong Kong e dei diritti umani in generale.

La pressione economica e politica cinese è tremenda, ma proprio per questo servono la nostra solidarietà e la nostra comunità d’intenti per proteggere chi oggi non ha più voce. L’Europa che vogliamo, l’Europa per cui ci battiamo non potrà mai essere un’Europa forte con i deboli e debole con i forti.

LEGGE SULLE LOBBY

Gennaio ci ha visti raggiungere un grande obiettivo: la Camera dei deputati ha approvato la legge voluta dal Movimento 5 Stelle, con prima firma del mio caro amico Francesco Silvestri e con la mia cara amica Vittoria Baldino come relatrice, per regolamentare finalmente l’attività di lobbying dopo anni di attesa di un provvedimento del genere.

L’approvazione è avvenuta senza voti contrari e l’auspicio è che le forze politiche manifestino la stessa sensibilità anche al Senato portandoci presto al via libera definitivo.

È infatti importante garantire nel più breve tempo possibile la trasparenza che i cittadini chiedono nei processi decisionali pubblici, con norme chiare e con un registro nazionale dei lobbisti che non lasci spazio a confusione tra gli interessi di qualcuno e gli interessi collettivi.

Un elemento fondamentale per affrontare al meglio la stagione di riforme e di grandi opere che stiamo avviando grazie al Recovery Plan.

CIAO DAVID

Gennaio si è portato via una persona di grande valore che tanto ha fatto per la nostra Europa. Come tutti avrete sicuramente saputo abbiamo detto addio al presidente dell’Europarlamento David Sassoli. Nel suo ultimo discorso diceva: “L’Europa deve essere leale con i suoi cittadini. Un’Europa che protegge e un’Europa che sia faro”. In queste parole, così come in quelle pronunciate in suo ricordo ritornano spesso la gentilezza, l’impegno politico, la serietà e i valori che hanno contraddistinto la sua azione politica e tutta la sua vita.Ho avuto l’onore e il piacere di condividere insieme a lui otto intensi e bellissimi anni a Bruxelles, ma soprattutto quattro anni insieme nell’ufficio di presidenza, prima come colleghi Vicepresidenti e poi affiancandolo durante la Presidenza, sconvolta dalla tragedia della pandemia.

Mi mancheranno le nostre lunghe chiacchierate sul futuro dell’Europa, quell’Europa che  abbiamo sempre immaginato come un grande “spazio aperto, partecipato e solidale”, e sulle riforme che avrebbe voluto implementare insieme per rafforzare le competenze e l’autorevolezza del nostro Parlamento europeo. Le sue analisi sempre profonde e acute, il suo sorriso sincero e lo stile da gentiluomo di altri tempi che lo caratterizzava così tanto e che tutti, amici e avversari, hanno sempre riconosciuto, la serenità e l’equilibrio con cui riusciva ad affrontare le situazioni più complesse e delicate rimarranno come un fervido ricordo.

Oggi piangiamo un grande leader europeista, che ha lottato per i suoi principi senza mai risparmiarsi, un appassionato amante della Politica con la P maiuscola, e io piango un caro amico, stringendomi al dolore della moglie, dei figli, dello staff e di tutti i suoi cari.

Ci lascia una grande eredità da custodire gelosamente, per portare a compimento quel grande processo di riforma e di rilancio dell’Unione che ha sempre appassionatamente promosso e sostenuto.

I MIEI AUGURI DI BUONE FESTE

Carissimi,

Gli ultimi due mesi sono stati davvero intensi per quanto riguarda l’attività qui a Bruxelles. Abbiamo analizzato e discusso in merito alla situazione in Bielorussia e in Somalia, abbiamo discusso in seduta Plenaria di quanto accade in Serbia, e abbiamo anche parlato della criminalità organizzata all’interno dei confini europei. Con il racconto degli ultimi 60 giorni, vi auguro dal profondo del cuore Buone Feste!

LA CRIMINILITA’ ORGANIZZATA

La criminalità organizzata non conosce barriere e confini, e solo se saremo in grado di trovare soluzioni concrete ai problemi che affliggono i Balcani occidentali potremo garantire la nostra stessa sicurezza.

Per farlo, occorrerà innanzitutto favorire la cooperazione transnazionale sia su base regionale che con gli Stati membri dell’Ue, anche attraverso il rilancio delle varie iniziative intergovernative esistenti.

Sarà poi necessario procedere speditamente verso la piena partecipazione del Kosovo alle attività di Europol e Frontex, trasformando i Working Arrangements esistenti in veri e propri Framework Agreements. Allo stesso modo, dovremo continuare a facilitare il dialogo tra Belgrado e Pristina per permettere l’ingresso del Kosovo in Interpol, stimolando così lo scambio di informazioni e di best practices necessario per apportare soluzioni tanto nel breve, quanto nel lungo periodo.

COSA SUCCEDE IN SERBIA?

Sono 750, per lo più vietnamiti. Lavorano alla costruzione di una fabbrica di pneumatici e vivono in condizioni da incubo. L’inverno è alle porte e non ci sono né riscaldamento né vestiti pesanti. Tanti vorrebbero tornare a casa loro, in Vietnam, ma non possono perchè gli sono stati ritirati persino i documenti. Si tratta di quella che viene definita “schiavitù moderna”.


Non stiamo parlando di qualche situazione drammatica dall’altra parte del mondo ma della Serbia, nel cuore dell’Europa.
La partnership sino-serba è fiorita negli ultimi anni, ma nasconde un lato oscuro nella forma di vistose violazioni ambientali e dei diritti dei lavoratori.


Sottoscrivendo il processo di adesione, processo che io sostengo pienamente, la Serbia ha accolto specifici obblighi ambientali e sociali che devono essere rispettati: dobbiamo ricordarlo con fermezza.

UNIONE DIFESA: PROCEDIAMO RAPIDI

Per poter contrastare le minacce transnazionali, ibride e multiformi ed evitare che l’Europa e il suo vicinato divengano la scacchiera nella quale altri attori giocano le proprie partite a nostro discapito è necessario orchestrare risposte che nessun Paese potrebbero mettere in campo individualmente.

Pertanto, ritengo necessaria la messa in comune di risorse, capacità e volontà politica in ottica europea, mirando a fornire all’Unione gli strumenti politici, finanziari e militari necessari affinché essa divenga un vero e proprio player su scala regionale e globale.

IL TRATTATO DEL QUIRINALE

Il 26 novembre, al Quirinale, è stato firmato il trattato bilaterale di cooperazione rafforzata tra Italia e Francia che getta le basi per la costruzione dell’Europa del futuro che dovrà essere sempre più equa, solidale e aperta al confronto con i cittadini. Il riferimento a un’Europa più sociale, presente nell’articolo 5 del trattato, è una delle bussole principali che dovrà orientare le future scelte politiche.

Italia e Francia sono due Paesi fondatori dell’UE legati da una amicizia fraterna e da comuni obiettivi politici, tra cui la volontà di rendere permanente l’emissione di debito comune, inaugurata con il Next Generation EU, e la richiesta di riformare profondamente il Patto di Stabilità, liberando gli investimenti verdi e quelli per il sociale attraverso l’introduzione della golden rule.

Il Trattato del Quirinale prevede, inoltre, il rafforzamento della cooperazione nell’ambito della difesa, tanto per rinsaldare il pilastro europeo della NATO, quanto per rilanciare una vera Unione Europea della Difesa, nonché il sostegno a una politica europea di migrazione e asilo e politiche di integrazione basate sui principi di responsabilità e solidarietà condivise, iniziative e proposte politiche che sono da sempre nel dna del Movimento 5 Stelle. Dalla ricerca allo spazio, dall’educazione ai giovani e alla cultura, tanti sono i temi in cui gli sforzi congiunti potranno essere decisivi: sono e siamo certi che il semestre di presidenza francese dell’Unione, che inizierà il 1 gennaio 2022 saprà affrontarli tutti nel solco del Trattato siglato oggi. Le sfide che ci attendono sono enormi e solo con unità e ambizione potremo vincerle.

SOMALIA

Nonostante tutti gli sforzi dell’Unione europea e dell’Onu in questi anni per la ricostruzione e la stabilizzazione politica della Somalia, purtroppo questo sventurato Paese è ancora oggi dilaniato da violenza, terrorismo jihadista, carestie, malnutrizione, corruzione e atti di criminalità. Dobbiamo garantire che le elezioni non siano ritardate oltre la data di dicembre altrimenti questo fornirebbe ancora più spazio ad Al-Shabaab per riguadagnare terreno ed influenza ma dobbiamo anche riflettere sull’imminente scadenza del mandato dell’AMISOM per pensare a come possiamo garantire, aiutare a costruire sicurezza in Somalia. Dobbiamo avere un approccio realistico ed accessibile, che spinga per un maggior coinvolgimento dell’Onu ma che debba anche cercare di garantire che venga fornita una sicurezza somala rispettosa dei diritti umani, capace di fornire ‘soluzioni concrete agli africani per problemi africani’, proteggere giornalisti e difensori dei diritti umani, impedire che i bambini somali siano condannati a essere bambini soldato o a morire di fame. Questo è quello che dobbiamo realizzare stando al fianco delle comunità locali, stando al fianco della società civile e di tutti coloro che non vogliono che la Somalia diventi uno stato fallito.

VISION MED 2021

A metà del mese di Novembre ho partecipato all’evento Vision Med 2030’ che riunisce diverse organizzazioni della società civile che immaginano e auspicano il Mediterraneo diventi uno spazio federato e integrato con l’Europa. Ho avuto modo di esprimere il mio pensiero riguardo all’integrazione regionale mediterranea che riveste, per l’Unione europea, una notevole rilevanza strategica e rappresenta, per i paesi coinvolti, uno strumento per costruire economie inclusive, resilienti e sostenibili in linea con l’Agenda 2030. Tuttavia, il futuro del Mediterraneo e delle sue relazioni con l’Europa non è predeterminato.

E’ possibile immaginare futuri diversi per la regione e questo dipende davvero da noi: supporre che il cambiamento sia possibile è il primo passo per indurre i decisori e le parti interessate ad agire insieme per evitare scenari che minano i loro interessi e i loro stessi valori. Sono convinto ha che se l’UE e i suoi partner vogliono rilanciare la cooperazione e l’integrazione euromediterranea,  dovranno rivedere radicalmente il loro approccio attuale. L’approccio ai problemi regionali dovrà essere adattato alle realtà locali, non ai calcoli a breve termine. L’UE e i suoi partner devono ascoltare le popolazioni dei paesi del sud del Mediterraneo, che chiedono una buona governance, sistemi rappresentativi e Stati funzionanti”.

IMPRESA E DIRITTI UMANI

In occasione della Presentazione del Rapporto annuale del Comitato interministeriale per i diritti umani “Impresa e diritti umani”, che si è svolto in Senato, ho potuto prendere la parola spiegando che la globalizzazione senza regole dell’attività imprenditoriale ha aggravato l’incidenza negativa sui diritti umani perché le grandi imprese multinazionali che operano su scala globale non sono responsabili di nulla poiché tecnicamente non producono nulla. I loro fornitori possono tranquillamente violare i diritti umani o distruggere l’ambiente senza dover rendere conto a nessuno. Dunque, per essere veramente efficaci, le normative sulla due diligence non dovranno pertanto essere circoscritte all’attività della singola impresa, ma dovranno essere in grado di ricostruire e monitorare l’attività dei fornitori, dei subappaltatori e delle imprese partecipate di ciascuna azienda obbligata.

Ho ricordato la risoluzione del Parlamento Europeo nel contesto della preparazione da parte della Commissione di un disegno di legge sulla due diligence obbligatoria in Europa. L’Europa è il più grande mercato e la più grande potenza commerciale del mondo. Abbiamo tutti gli strumenti per fare la differenza su scala globale e abbiamo la responsabilità di dimostrare che il commercio e i diritti umani possono rafforzarsi a vicenda e che la comunità imprenditoriale può altresì svolgere un ruolo importante offrendo incentivi alla promozione dei diritti umani, della democrazia, delle norme ambientali e della responsabilità sociale delle imprese.

IL RACCONTO DI OTTOBRE 2021

Carissimi,

Ottobre è stato un mese importante per la politica estera dell’Unione. Abbiamo affrontato dibattiti davvero significativi per le nostre istituzioni, come quello sulla Tunisia o sull’allargamento dell’UE ai Balcani Occidentali. Il Castaldo Con Te di questo mese troverete un ampio racconto di delle ultime intense settimane, buona lettura!

TUNISIA

La nomina di un nuovo governo con Najila Bouden, prima donna a ricoprire l’incarico di primo ministro nella storia del paese e del mondo arabo, dovrebbe essere una bellissima notizia. Eppure, credo come molti colleghi, non posso che essere preoccupato. Preoccupato perché il Parlamento tunisino è “congelato” e non potrà esprimere un voto di fiducia.

Chi vigilerà, poi, sulla legittimità dei decreti emessi dal presidente? La Corte Costituzionale non è mai stata istituita nonostante tutte le nostre raccomandazioni. Comprendiamo bene la gravissima situazione sanitaria, economica e sociale in cui versa la Tunisia, le persistenti difficoltà politiche e la corruzione.

Ecco perché da sincero e affezionato amico del popolo tunisino chiedo alla Commissione e all’Alto Rappresentante di mantenere la nostra cooperazione e il nostro supporto ma rivolgo un accorato appello al presidente Saied affinché permetta il ripristino del Parlamento e l’istituzione della Corte Costituzionale perché la logica dell’emergenza non può giustificare la concentrazione, a tempo indeterminato e pur con le migliori intenzioni, di tutti i poteri dello stato nelle mani di una sola persona senza la presenza di contrappesi e tutele costituzionali.

La luce della Tunisia deve continuare a brillare e noi europei dobbiamo essere pronti a fare la nostra parte ma ricordare anche con sincera amicizia e rispetto che anche il fine più nobile non può giustificare i mezzi. W la democrazia tunisina.

BALCANI OCCIDENTALI

Il tema dell’allargamento dell’UE ai Balcani Occidentali rappresenta, per me, una questione molto importante perché L’Unione europea ha il dovere politico e morale di rispettare gli impegni presi con i governi e con i cittadini di Albania, Bosnia, Kosovo, Macedonia del Nord, Montenegro e Serbia. Per questo i veti sollevati da alcuni Paesi membri alla piena integrazione dei Balcani occidentali sono anacronistici e vanno respinti con forza.

Più volte mi è capitato di sollevare la questione. Per esempio, in una delle ultime riunione della commissione Afet ho affrontato il tema del Montenegro. In dettaglio, ho spiegato che nel 2018 la delegazione del Parlamento europeo relativa alla missione di osservazione elettorale per le elezioni presidenziali in Montenegro da me guidata ha sollevato una serie di preoccupazioni, oggi ancora valide, sull’elevato livello di polarizzazione politica nel Paese che ha sicuramente un impatto negativo sull’attuazione delle fondamentali riforme necessarie per avvicinarsi agli standard europei.

Dopo più di tre anni il clima politico del Montenegro continua a essere definito da molti osservatori “sempre più tossico”, con un’azione del governo che spesso sembra non andare nella direzione auspicata. Per questi motivi, ho chiesto all’Unione europea di sostenere e coinvolgere le autorità montenegrine in un processo virtuoso di riforme che riaccenda le speranze di un prossimo allargamento dell’Unione europea nei Balcani occidentali”

FERMIAMO L’EROSIONE DELLA LIBERTÀ E DELL’AUTONOMIA DELLE DONNE

Le interruzioni volontarie di gravidanza dovrebbero essere ovunque accessibili e sicure, e questo Parlamento lo ha riconosciuto più volte, definendo l’interferenza nell’accesso all’aborto come una grave violazione dei diritti umani. La legge texana depriva le donne della possibilità di decidere in autonomia sulla propria salute riproduttiva e sul proprio corpo. La disposizione più subdola permette persino a privati cittadini di diventare “vigilanti” e denunciare chiunque aiuti o agevoli un aborto, con “taglie” fino a 10 mila dollari e questo dimostra che questa legge non ha nulla a che vedere con la scienza, con l’etica, con la salute o con i diritti, ma con il potere e il controllo dell’autonomia corporea delle donne che si vuole schiacciare ed eliminare.

Questa disposizione limita, peraltro, l’applicazione della legge all’ambito civile, elude quindi il rischio di una dichiarazione di incostituzionalità, ai danni dello stato di diritto, e sta già aprendo, purtroppo, a un triste percorso per altri stati antiabortisti anche nella nostra Europa.

Come possiamo stare a guardare in silenzio mentre i governi ultra conservatori di uno dei nostri principali partner ed alleati spogliano le donne dei loro diritti fondamentali?  Dobbiamo unirci con forza  a tutti coloro che denunciano questo assalto senza precedenti ai diritti riproduttivi e mettere in moto tutti i nostri strumenti diplomatici per fermare l’erosione della libertà e all’autonomia delle donne. Perché di questo si parla: libertà, autonomia e difesa dei diritti umani.

LA CONFERENZA SUL FUTURO DELL’EUROPA

Il 25 ottobre si è riunita, a Strasburgo, la seconda assemblea plenaria della Conferenza sul futuro dell’Europa, la prima con la partecipazione dei cittadini insieme con eurodeputati, parlamentari nazionali e rappresentanti delle istituzioni Ue.

Da qui usciranno le proposte finali per riformare l’Unione europea, che è poi il grande obiettivo della Conferenza. Sono convinto che la Conferenza sul futuro dell’Europa sia un grande appuntamento di democrazia partecipativa che ha il pregio di cambiare l’approccio verso i cittadini che, per la prima volta, sono i protagonisti.

Ho fatto notare che, durante la prima riunione costitutiva dei gruppi di lavoro si è vista un po’ di confusione e la mancanza di un’agenda precisa. Credo che serva strutturare l’agenda per macro temi come già accade sulla piattaforma digitale della conferenza, cosi da proteggere i cittadini e non schiacciarli in un dibattito tra addetti ai lavori. Questa conferenza è necessaria se si vuole veramente instaurare una cultura della democrazia partecipativa che va non a sostituire ma a integrare e potenziare l’apporto irrinunciabile della democrazia rappresentativa. 

IL COMPLEANNO DEL M5S

Passo dopo passo, battaglia dopo battaglia, il 4 ottobre 2021 il Movimento 5 Stelle ha compiuto 12 anni. Sono stati anni bellissimi in cui abbiamo contribuito a cambiare il Paese e a non smettere mai di essere portavoce dei cittadini.

Il Movimento 5 Stelle ha rappresentato una rivoluzione nel nostro panorama politico e anche oggi che si appresta a un percorso nuovo sotto la guida di Giuseppe Conte, non intende mettere da parte i suoi valori fondanti per continuare a fare la differenza.

Auguri quindi a noi che abbiamo avuto l’onore di partecipare alla crescita di questa forza politica. E auguri a tutti quelli che continueranno a sognare con noi il cambiamento

IL RACCONTO DI SETTEMBRE 2021

Carissimi, 

Settembre è stato un mese in cui si è discusso di temi molto delicati e soprattutto mi sono trovato a trattare argomenti determinanti per il nostro Paese e per il nostro ruolo in Europa. Un mese durante il quale abbiamo parlato del Futuro dell’Unione a Ventotene, nel quale abbiamo affrontato la delicata situazione Afghana, e nel quale ho girato il territorio per confrontarmi con cittadini, piccoli e medi imprenditori, agricoltori e associazioni di categoria. In Castaldo Con Te di questo mese troverete un reso conto dettagliato di quanto accaduto, buona lettura!

AFGHANISTAN

“I Talebani cercano le persone casa per casa, puntando a esecuzioni mirate. La gente a Kabul è terrorizzata, tutti cercano di scappare”. Questo il grido d’allarme dell’Ambasciatore afghano all’ONU, Ghulam Isaczai, all’indomani della presa della capitale da parte delle milizie talebane. Ḗ passato solo un mese da allora, ma i riflettori sembrano già cominciare a spegnersi su una catastrofe umanitaria con pochi altri precedenti.

Insieme ad altri 76 colleghi che siedono oggi in quest’aula le abbiamo inviato una lettera per richiedere che l’Unione apra dei corridoi umanitari con l’Afghanistan, applicando la direttiva 55 del 2001 sulla protezione temporanea in caso di afflusso massiccio di sfollati.

Se non vogliamo che la nostra ambizione di divenire un attore internazionale credibile che basa il suo operato sul rispetto dei diritti umani rimanga solo un concetto astratto, se non vogliamo che il prezzo più alto lo paghi chi ha collaborato con il nostro personale occidentale, le donne, i bambini, ogni soggetto fragile, serve coerenza, serve coraggio e serve ora, perché il tempo scorre veloce e contro di noi. Corridoi umanitari subito.

LIBANO

La vita, a Beirut così come in tutto il Libano, si è ridotta, per una popolazione in ginocchio fisicamente, mentalmente ed emotivamente a una mera la logica di sopravvivenza. I danni alla città e all’economia del paese causati dall’esplosione al porto di Beirut restano, oggi, incalcolabili. La situazione sanitaria, economica e sociale seguita a peggiorare mentre la classe politica e dirigente del paese rimane fin troppo impegnata nell’endemica lotta per la spartizione del potere.

No, il popolo libanese da sempre un grande esempio di solidarietà,  e lo abbiamo visto anche nella crisi siriana, davvero non lo merita. E se l’Unione vuole avere  un ruolo rilevante nella costruzione del futuro, dobbiamo farci portavoce delle legittime richieste della popolazione, trovare un sistema per controllare il flusso degli aiuti, e accertarci che gli impegni presi da questo nuovo governo vengano pienamente attuati. E anche, qualora gli attuali responsabili continuino a fare ostruzionismo sulle riforme e sulla lotta alla corruzione, adottare le sanzioni del quadro recentemente approvate, a partire dai responsabili dell’esplosione del porto.

Sarà fondamentale evitare i protagonismi di singoli Stati membri e seguire una linea comune, svolgere un ruolo costruttivo nel raggiungimento della stabilità e dell’unità del paese, per sostenere quel desiderio legittimo di giustizia sociale ed economica che spinge migliaia di persone a scendere oggi in piazza per garantire un futuro a sé stessi e ai propri figli.

GENOVA-SALONE NAUTICO

Il 20 settembre ho avuto l’onore di partecipare al 61° Salone Nautico di Genova, specchio di un mercato per il quale i dati di previsione dell’anno in corso, recentemente diffusi dall’Ufficio Studi di Confindustria Nautica, confermano un trend di crescita molto sostenuto.

Oggi la nautica, nell’intera filiera del mondo della blue economy del nostro Paese rappresenta l’8,5% del pil e, soprattutto, quasi un milione di occupati. Io credo che, contando anche le potenzialità inespresse in questo ambito, le possibili sinergie con il nostro straordinario patrimonio storico, archeologico, naturalistico, paesaggistico, la biodiversità che caratterizza la nostra penisola, possano ulteriormente crescere.

Perché ciò accada la politica deve farsi finalmente carico di proporre una visione strategica che sappia integrare i vari elementi e accompagnare quelle riforme che gravano su un comparto che ha un moltiplicatore elevatissimo, quasi due euro di ritorno per ogni euro investito. Il taglio della burocrazia ma anche il taglio degli oneri fiscali eccessivi, potrebbero eliminare delle vere e proprie zavorre che appesantiscono la nave della nautica italiana.

VENTOTENE: IL FUTURO DELL’UNIONE

Ottant’anni fa, a Ventotene, Altiero Spinelli e Ernesto Rossi con l’aiuto di Eugenio Colorni, scrissero un documento che avrebbe avuto un impatto dirompente sulla storia dell’Europa moderna e sulla nascente Unione Europea. Insieme a uomini e donne che si erano opposti ai regimi totalitari, come Umberto Terracini, Pietro Secchia, Camilla Ravera e Sandro Pertini e accomunati da un grande spirito di libertà e da un indomito desiderio di giustizia, si trovavano su un’isola che si trasformò da luogo di reclusione per indesiderabili, in luogo di riflessione e fucina di idee ove si cominciò a “tessere la trama del futuro”. Insieme con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ho potuto ricordare, nel giorno dell’80° anniversario, quel Manifesto che ispirò chi dovette ricostruire l’Europea dopo il terribile conflitto, idee che presero poi vita, con la nascita delle Comunità Europee prima e dell’Unione Europea poi, realizzando, almeno in parte, il sogno dei “rivoluzionari” di Ventotene. Purtroppo, però, il progetto per un “Europa Libera e Unita”, non ha trovato ancora la sua piena attuazione. Per questo, è dovere di tutti quelli che credono nei principi del Manifesto di Ventotene e lottano per il miglioramento dell’Unione Europea impegnarsi al massimo per rendere la Conferenza sul Futuro dell’Europa un successo e questo potrà accadere solo ed esclusivamente se riusciremo a coinvolgere in questo grande evento l’opinione pubblica, i cittadini e le forze della società civile.

CONNECTING EUROPE

Il 2021 è l’anno europeo delle Ferrovie. Per questo, il Connecting Europe Express è giunto a Roma durante un tour iniziato il 2 settembre da Lisbona e che si concluderà il 7 ottobre a Parigi dopo aver toccato 26 Paesi e oltre 100 città e attraversato 33 valichi di frontiera. Durante l’evento di festa dell’arrivo del treno alla stazione Ostiense ho spiegato che l’obiettivo è avere un’Europa sempre più unita, connessa e sostenibile. E in tale processo l’Italia gioca ruolo fondamentale. Il concetto di Europa unita, non si riferisce solo all’integrazione politica ma passa attraverso la connettività e la connessione tra i singoli punti che la compongono. Oggi dobbiamo ripensare le modalità di trasporto ragionando su una sostenibilità che ci consente, da un lato, di raggiungere gli obiettivi che abbiamo voluto stabilire a Parigi – e quindi trasformare in realtà la legge del clima europea – e dall’altro lato anche consentire all’utente di avere un servizio a 360 gradi.

Il treno può, infatti, diventare anche un punto di incontro e di socialità e non solamente uno strumento che ci consente di spostarsi da un luogo ad un altro. Come Parlamento europeo abbiamo voluto testimoniare ciò andando a consacrare il 2021 come Anno Europeo delle Ferrovie, ricordando che quel 25% di emissioni generate dal trasporto ferroviario pesano soltanto per lo 0,4%. Questo testimonia la grandissima e intrinseca sostenibilità del trasporto ferroviario e la sua capacità di essere capillare. Gli investimenti devono, quindi, andare a incrementare sia l’Alta velocità tra le grandi capitali europee, sia la rete locale e regionale. Puntiamo ad avere anche un grande salto di paradigma dal punto di vista tecnologico: pensiamo, ad esempio, all’idrogeno che ci potrà consentire di percorrere tratte con pendenze e condizioni olografiche molto particolari diventando l’emblema di questo grande percorso che il Green Deal vuole ottenere trasformando entro il 2050 l’Europa in un Continente a impatto zero sul clima.

IL MIO TOUR SUL TERRITORIO

Tra Toscana, Marche, Lazio e Umbria mi sono dedicato ai territori a me tanto cari. Durante le settimane che precedono le elezioni del 3 e 4 ottobre, insieme con Giuseppe Conte ho avuto modo di vedere molte piazze piene e colorate e di conoscere da vicino l’affetto e il calore della gente. È stato bello vivere questi momenti di incontro dopo mesi difficili. L’atmosfera di grande entusiasmo che abbiamo trovato ci ha fatto comprendere l’immensa voglia di partecipazione che c’è sia nei piccoli che nei grandi comuni. Ogni comune ha una sua unicità e merita di essere valorizzato nelle sue peculiarità, a partire dai borghi fino ad arrivare alle eccellenze produttive che da ogni territorio contribuiscono a creare il grande marchio del Made in Italy.

Il confronto con tutte queste realtà è ciò da cui si parte per fare politica, e questo tour è un’occasione preziosa per rimanere in contatto con le esigenze delle persone, cercando di dare sempre risposte concrete ai bisogni della vita di tutti i giorni a livello locale e non solo.

Il Movimento 5 Stelle, nato nelle piazze e sui territori, deve continuare ad essere il principale interprete di questo entusiasmo e soprattutto deve farsi garante del sostegno istituzionale alle amministrazioni che si troveranno a dover gestire i fondi europei del Pnrr, fondi che grazie alla tenacia di Giuseppe Conte oggi ci prepariamo a investire.

La sfida è di portata storica, ma mettendo al servizio della collettività tutte le energie a disposizione e offrendo supporto ai territori, sapremo cogliere al meglio questa straordinaria opportunità di rilancio del nostro Paese.