venerdì 20 maggio 2022

Io non ho paura: ‪#‎jesuistunisien‬

08

Apr 2015

Tunisi, 07 aprile 2015. Museo Bardo.

Qualche mese fa, poco dopo la fine della missione di osservazione elettorale, visitai questo palazzo, un tempo residenza del Bey di Tunisi, oggi una meravigliosa raccolta che testimonia millenni di scambi tra le due rive del Mediterraneo. Fino a poco tempo fa era nota agli appassionati di archeologia per essere la più grande collezione di mosaici al mondo. Da amante della storia rimasi estasiato dalla loro bellezza ed eleganza. Ora è nota a tutti per il sangue innocente versato su quei mosaici.

Oggi l’ho rivista. È passato poco tempo, ma sembra un secolo. Mentre scrutavo quei fiori, mentre guardavo attonito e muto quei fori di proiettili la logica mi diceva che sì, quella tragedia era veramente successa. Ma la coscienza si rifiutava e si rifiuta di ammetterla. Eppure è tutto così fisicamente, maledettamente e tristemente reale. Non ci resta altro che prenderne atto e reagire.

Reagire sì, ma come? Certo non come le crociere e i tour operator, che schiavi dell’isteria collettiva cancellano Tunisi e la Tunisia dalle loro mete. Rispondere col terrore al terrorismo non è altro che una resa unilaterale a una violenza cieca, che assecondando gli intenti di pochi fanatici (e gli interessi di certe potenze regionali che li sostengono, o quantomeno li tollerano) vuole mettere in ginocchio un paese che non ci sta e che sta dimostrando con i fatti la convivenza tra Islam e democrazia. Una convivenza che fa paura a molti. Un paese scomodo quindi.

Il terrorismo è un problema complesso e quindi non può avere soluzioni semplici. Non bastano più mezzi e più uomini: è un mostro che pochi fanatici nutrono soprattutto con la disperazione e l’emarginazione create dalla crisi economica e sociale, tuttora irrisolta. Una crisi che attanaglia oggi la Tunisia. E la sua neonata democrazia, ancora fragile e vulnerabile. Contro di essa bisogna combattere a viso aperto. Perché non ci saranno mai muri abbastanza alti dietro cui rifugiarsi.

Il popolo tunisino mi riempie d’orgoglio perché non si è arreso e continua con convinzione il suo cammino verso la libertà e i diritti fondamentali. Noi europei, TUTTI noi europei siamo suoi amici e vicini: dobbiamo fare la nostra parte. Perché abbiamo la nostra parte di responsabilità.

Io in quelle sale sono tornato a testa alta. Perché so che un frammento fisico di cultura può essere scalfito da quella violenza. Ma la sua anima è a prova di proiettile.

IO NON HO PAURA.
#JeSuisTunisien

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