venerdì 20 maggio 2022

Angela Merkel e la miopia del governo tedesco: chi sta distruggendo il sogno europeo, se non la sua Germania?

18

Feb 2015

Sono sempre stato nemico delle generalizzazioni: non conducono mai a risultati utili ed apprezzabili. Per questo non sono e non sarò mai anti-tedesco, un popolo che merita senz’altro di essere apprezzato per molti dei risultati che ha saputo conseguire in millenni di storia. Per questo, però, non posso che essere ferocemente ostile alle politiche difese da questo Governo tedesco, guidato da Angela Merkel, che a causa della sua totale mancanza di buon senso e lungimiranza sta affossando ogni residua possibilità di riportare il progetto europeo sui suoi originari binari.

La Cancelliera tedesca farebbe bene a sfogliare un po’ qualche libro di Storia delle relazioni internazionali. Se nel 1953, alla Conferenza di Londra, Grecia, Italia e i molti altri paesi pesantemente danneggiati dalla Germania nel corso della IIa Guerra Mondiale avessero manifestato la stessa cieca rigidità, lo stesso rigore intollerabile e irresponsabile sfoderato dai tedeschi nel corso di questi ultimi anni, la Germania sarebbe collassata sotto il peso dei 23 miliardi di dollari di debito di allora, pari al 100% del suo PIL, con esiti imprevedibili. Così non fu, il debito fu dimezzato e rateizzato. La Germania tornò a pieno titolo nei mercati internazionali e sui grandi palcoscenici mondiali.
Lo stesso avvenne nel 1990, quando fu consentita la riunificazione tedesca: anche lì Grecia, Italia e molti altri paesi furono saggiamente pronti a venire incontro ai tedeschi, rinunciando al debito residuo e permettendo loro di sanare una dolorosissima ferita della storia. La lezione della Ia Guerra Mondiale era stata appresa e i saggi consigli di Keynes messi in pratica.

Oggi però governa una generazione di tedeschi che, a differenza di insigni statisti come Kohl, non ha mai vissuto la barbarie e le conseguenze della guerra sulla propria pelle. Una generazione forse esaltata dall’idea che, schiacciando e assumendo il controllo dei governi degli altri Stati europei, potrà far dimenticare con la supremazia attuale gli orrori e i fallimenti del passato. Una leadership che rinnega gli stessi principi che dice di sostenere, pur di ottenere il successo a scapito degli restanti Stati membri, visti ormai come avversari e non come partners. Niente di più erroneo. Le scelte della Merkel ci stanno conducendo a un punto di rottura: al posto di rilanciare l’integrazione europea su basi veramente democratiche, rafforzando il ruolo del suo Parlamento democraticamente eletto e razionalizzando l’insostenibile squilibrio derivante dall’adozione della moneta unica senza una governance economica europea, sostiene l’insostenibile status quo. Di fronte a tanta cecità e alla mancanza di volontà politica per porvi rimedio, la scelta di chiedere la fine della moneta unica è obbligata. Sono loro a costringerci.

Il fronte dei paesi, mediterranei ma anche non mediterranei, pronto a lottare per una giustizia sociale europea deve compattarsi ed allargarsi. Per questo dobbiamo sostenere con forza le battaglie e le prese di posizione di tutti coloro che stanno lottano contro l’austerità, proprio come la Grecia di Tsipras, primo Governo ad avere il coraggio di schierarsi apertamente in rotta di collisione contro le politiche di austerità made in Germany. Dobbiamo essere uniti, al di là delle bandiere: di fronte a noi c’è la vera lotta, tra difesa del sociale e affermazione dell’iperliberismo antisociale.

Per questo ringrazio tutte quelle voci critiche, come quella di Joschka Fischer, che stanno cercando di smuovere le coscienze in Germania, per costringere il suo governo a cambiare linea e a considerare le giuste esigenze degli altri paesi dell’Unione prima che sia troppo tardi. E condivido pienamente le sue parole, sulle quali in molti, a Berlino e altrove, dovrebbero riflettere: «né Schmidt e né Kohl avrebbero reagito in modo così indeciso, voltandosi dall’altra parte come ha fatto la cancelliera. Avrebbero anzi approfittato della impasse causata dalla crisi per fare un altro passo avanti verso l’integrazione europea. La Merkel così distrugge l’Europa».

Questa crisi economica ha messo definitivamente in luce la corruzione della classe politica di molti paesi europei. Ma la Germania non può pensare di soffocare le aspirazioni di tutti quei milioni di cittadini che in Spagna, in Grecia, in Italia, in Portogallo e in molti altri paesi stanno, finalmente, scegliendo di sostenere il rinnovamento e l’onestà, rompendo con il clientelismo del passato. Non possono ripararsi dietro pallide scuse, come il voler veramente farci credere di non essersi mai accorti che la Grecia aveva truccato i conti in modo così macroscopico. Perché così offendono la nostra intelligenza. L’anno del cambiamento deve essere il 2015, o sarà troppo tardi. Ne devono prendere atto e rispettare la volontà popolare.

Altrimenti, come spesso dico nei miei interventi a Strasburgo e a Bruxelles, devono almeno avere la decenza di calare la maschera e riconoscere che i VERI EUROSCETTICI sono indiscutibilmente LORO. E il peso della morte del sogno europeo graverà sulle loro coscienze.

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