sabato , 23 settembre 2017

Vertice UE-UA: l’Africa come specchio della geopolitica europea

Africa_continent

Lo scorso 29 agosto, sono intervenuto durante i lavori della Conferenza annuale degli Ambasciatori Ue-Africa che si è tenuta al Parlamento europeo. Si è trattato di un momento di confronto importante, anche in vista del “V summit Ue-Ua” previsto per il prossimo novembre a ad Abidjan. Di seguito riporto il mio intervento.

 

<<Il titolo di una delle sessioni della Conferenza annuale degli Ambasciatori Ue-Africa utilizza un termine particolare per il rilancio delle relazioni tra i due continenti: “impeto”. E, di certo, il panorama, tanto africano quanto europeo, ha subìto mutamenti a livello economico, sociale e politico che possono senz’altro definirsi impetuosi. Tutto ciò nel contesto di un ordine globale sempre più interconnesso e al contempo più incerto, caratterizzato dal proliferare di diverse crisi, a partire dalle sfide della sicurezza, del terrorismo, del cambiamento climatico e delle migrazioni.

Collettivamente l’Unione Europea è il principale partner africano: prima per investimenti esteri e scambi commerciali, prima fonte di rimesse, aiuti allo sviluppo e aiuti umanitari, nonché partner fondamentale nel campo della sicurezza. Per 10 anni la strategia congiunta è stata il faro nelle relazioni tra UE e Africa, successivamente accompagnata da ulteriori piani e strumenti quali quello della Valletta, il Trust Fund for Africa e il recente piano per gli investimenti esterni.

Se impetuosi sono stati i cambiamenti, non altrettanto si può dire delle nostre risposte. Pur premettendo che non esistono soluzioni facili o puntuali a problemi complessi, non si può non fare autocritica ammettendo che vi sia stato un fallimento nel rendere organici e integrati, in una prospettiva di lungo periodo, tutti gli strumenti disponibili. Lo sforzo europeo si è troppo spesso rivolto unicamente verso soluzioni-tampone per la gestione dei flussi migratori: i fondi canalizzati verso l’Africa sono stati utilizzati per barricare le frontiere piuttosto che per impostare strategie di lungo periodo imperniate sulla crescita e sull’occupazione, uniche soluzioni concrete in grado di rimuovere le cause profonde del fenomeno. Se da un lato gli Stati Membri hanno adottato una retorica sempre più aggressiva contro i flussi migratori, dall’altro non hanno mantenuto le promesse, morali e materiali, fatte in sede di preparazione di strategie e strumenti. Con ciò palesando una miopia e una palese incoerenza, anche rispetto ai nostri valori fondamentali che, di fronte alla situazione attuale, appaiono del tutto inaccettabili.

Per questo è necessario avviare una nuova fase e correggere gli errori commessi: il V summit UE-UA di Novembre può e deve essere l’occasione giusta. Voglio evidenziare due aspetti importanti riguardo al futuro meeting: innanzitutto con il Marocco tornato nell’Unione Africana questo sarà il primo vero incontro tra UE e UA, rilanciando quindi anche i progetti di integrazione africana, fondamentali per l’efficacia delle nostre relazioni bilaterali; in secondo luogo come la gioventù sia stata identificata, correttamente a mio avviso, come tema chiave del summit. Tema che mi è particolarmente caro, in quanto deputato europeo responsabile per il programma Young Political Leaders.

Demograficamente parlando EU e AU si trovano agli opposti dello spettro: da un lato l’Unione Europea ha un trend demografico in stallo. Per la prima volta nel 2004 gli anziani hanno numericamente sorpassato i giovani. La piccola crescita di popolazione dell’Unione è per lo più dovuta al fenomeno dell’immigrazione, in larga parte proveniente proprio dal continente africano. Al contrario il trend demografico africano è senza precedenti: a una natalità che rimane elevata, anche se in lento declino, si accompagnano una riduzione della mortalità infantile e un notevole allungamento dell’aspettativa di vita. Questi dati proiettano la popolazione africana a più di 2 miliardi e mezzo di persone entro il 2050, più del doppio di quella attuale. Inoltre il 50% di questa popolazione sarà formata da giovani con meno di 25 anni.

Si tratta di una vera e propria bomba demografica: possiamo credibilmente aspettarci che milioni di giovani africani rimangano inerti davanti all’impossibilità di inserirsi in un contesto sociale e lavorativo e non diventino, invece, facile preda della propaganda estremista e jihadista? O che non partano alla ricerca di un futuro migliore, alimentando il fenomeno migratorio? Evitare questo scenario è una sfida cruciale: per questo sarà indispensabile cooperare con i Paesi africani e assisterli nell’implementare politiche rivolte alla gioventù, al miglioramento dei sistemi di educazione, alla creazione di posti di lavoro sostenibili e al potenziamento e alla valorizzazione del ruolo femminile nella società, mobilitando risorse adeguate all’ampiezza della sfida. Senza dimenticare che, in presenza di conflitti armati non può esserci sviluppo economico. E senza sviluppo economico ogni speranza di concretizzare politiche volte alla gioventù e alla creazione di occupazione diviene una chimera.

Questi numeri hanno inoltre anche ulteriori implicazioni: ci permettono infatti di affermare che, almeno per quanto riguarda l’aspetto sociale e demografico, l’Africa rappresenta inequivocabilmente e letteralmente il futuro del nostro pianeta. In secondo luogo si prefigura la creazione di un mercato di più di due miliardi di consumatori.

Attori privati e statali hanno capito da tempo queste potenzialità e hanno iniziato a investire massicciamente, con mezzi e intenzioni differenti, e non sempre con il benessere delle popolazioni locali come stella polare della loro azione. Anzi, Cina e India capeggiano il gruppo di numerosi players statali che stanno riversando investimenti diretti ingenti nei diversi paesi africani. Purtroppo ciò si accompagna a fenomeni di land grabbing e di accaparramento di risorse, anche idriche che, in congiunzione con il cambiamento climatico, creano un effetto devastante sulle popolazioni africane.

In questo contesto anche l’UE non può esimersi dall’investire, ma deve agire operando (e imponendo anche alle nostre imprese di operare) con uno standard ben diverso. Il nostro deve essere un investimento politico ed economico basato sulla volontà comune di approfondire una partnership paritaria, stretta e mutualmente benefica fondata su interessi e valori condivisi, con lo scopo di contrastare le cause profonde alla radice delle numerose sfide comuni: i conflitti, una governance debole, il non rispetto dello stato di diritto, le violazioni dei diritti umani, la corruzione, l’impunità e l’ineguaglianza, la disoccupazione, la povertà e i sentimenti di esclusione sociale.

Voi, vostre eccellenze, ricoprite un ruolo fondamentale in questo processo: come rappresentanti dell’Unione nei Paesi terzi siete quell’elemento indispensabile che può e deve colmare il gap tra la visione politica e la sua reale implementazione, vegliando sul terreno che l’azione dell’Unione sia non solo efficace e condivisa con i nostri partner, ma sempre fedele a quei valori che ci rendono quello che siamo, e che il tutto sia fatto in completa assenza di una presunta superiorità morale che troppo spesso, nel passato, abbiamo esibito. Non dall’alto del nostro cavallo bianco quindi, ma alla pari con i nostri partner, consci che aiutando loro stiamo aiutando noi stessi. E con la consapevolezza che il Mediterraneo debba tornare a essere il ponte di crescita e sviluppo che è sempre stato, e non la fossa comune che è oggi.

Ritenere che l’implementazione effettiva di una strategia consapevole e di lungo termine sia esclusivamente nell’interesse dei nostri partner africani è semplicemente miope: le dinamiche interrelate tra i due continenti dimostrano ampiamente che lo sviluppo dell’Africa è, anche e soprattutto, lo specchio delle capacità e delle ambizioni dell’UE come attore geopolitico. A noi decidere quale immagine vogliamo che rifletta nei prossimi decenni>>.

Il video dell’intervento di Fabio Massimo Castaldo

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