UE/NATO: è in gioco la sicurezza degli Stati Membri

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In un importante rapporto UE-NATO avremmo bisogno di realismo e pragmatismo, piuttosto che di approcci ideologici o dogmatici. 

Ad esempio, una NATO che guarda soprattutto all’Est dimenticandosi il lato balcanico, dove ha operato per vent’anni, è una NATO miope; un rapporto che “accoglie con favore la continua tendenza ad aumentare la spesa per la difesa tra i membri della NATO”, come cita l’articolo 34, non va in una direzione positiva; un’eccessiva insistenza sul fianco Est piuttosto che su quello mediterraneo credo sia errata, dal momento che è proprio in quest’aerea che si nascondono diversi attori potenzialmente destabilizzanti per molti stati membri; una NATO  più attiva nel Caucaso (art. 39) non contribuisce alla stabilizzazione e alla sicurezza europea; ed infine stupisce un rapporto UE-NATO che non menzioni la Turchia, trascurandone il ruolo importante nella geopolitica del nostro near abroad.

Avere un approccio bilanciato nei rapporti UE-NATO significa chiedere che in futuro i rapporti bilaterali siano a favore di alcuni obiettivi comuni, e non necessariamente rivolti “contro” terzi. Da qui l’importanza per la cooperazione di trovare sinergie in ambiti effettivamente corrispondenti alle molteplici necessità di sicurezza dei vari Stati membri delle due organizzazioni, pur con le loro diversità. Un approccio che sembra però mancare in questo rapporto, ragione per cui preannuncio la nostra astensione. 

 

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