Kobane, la “palude” dell’Isis e lo sguardo distante della Turchia

Oggi in commissione Afet ho chiesto a Volkan Bozkır, ministro per gli affari europei della Turchia, come mai manchi ancora nel codice penale una definizione di terrorismo. Inoltre, ho domandato come mai hanno bloccato i social media, in particolare youtube e twitter, durante la campagna elettorale, una cosa che fa pensare a un paese che non garantisca la libertà di pensiero e di parola. Inoltre, ho rilevato quanto sia assurdo che la Turchia non intervenga a difesa dei curdi di Kobane.

In precedenza il ministro aveva detto che hanno aperto le frontiere a tutti i curdi e i siriani che si vogliono rifugiare in Turchia, che li accolgono come ospiti. Oggi hanno 200 mila residenti di Kobane sul loro territorio. Però ritengono che intervenire con forze convenzionali sia sbagliato e che si debba aspettare una decisione della Nato e dell’Onu e fare una coalizione. Nel frattempo si possono inviare delle forze non convenzionali. La Turchia può offrirsi di formare queste forze sul suo territorio. Bozkir ha detto che: “Gli appartenenti all’Isis sono come delle zanzare in una palude. Kobane è solo una piccola zanzara. Noi vogliamo bonificare la palude. Il Pkk non è la forza giusta da mandare in questi scontri”.

Tra le richieste fatte la Turchia vuole che sia approvata una zona di non sorvolo sul territorio e dopo avere eliminato l’Isis vuole che sia creata una zona di sicurezza in modo che i profughi possano fare ritorno nella loro terra. In pratica, la Turchia non interverrà a Kobane.

Sulla definizione di terrorismo e la libertà di stampa Bozikir non ha risposto.

 

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