Turchia: ergastolo per giornalista di opposizione

In carcere a vita per aver raccontato la verità. In Turchia, nel 2015, succede.
Un pm turco ha chiesto una condanna all’ergastolo per il direttore del quotidiano di opposizione Cumhuriyet, Can Dundar, minacciato dal presidente Recep Tayyip Erdogan dopo che venerdì aveva pubblicato le immagini di armi destinate a gruppi armati islamici in Siria a bordo di camion scortati da uomini dei servizi segreti turchi del Mit (Millî İstihbarat Teşkilâtı – Organizzazione di Informazione Nazionale).

Erdogan aveva avvertito che Dundar avrebbe pagato un “caro prezzo” per le rivelazioni del suo giornale. Il “conto” è arrivato nei giorni scorsi, ed è altissimo: ergastolo.
Il motivo di un prezzo così assurdo ed eccessivo sta nel fatto che lo scoop pubblicato da Cumhuriyet mette in forte imbarazzo il governo islamico di Ankara, più volte accusato di appoggiare in Siria anche i gruppi jihadisti e di lasciare aperte sul proprio territorio le ‘autostrade del jihad’. Su quanto sia indipendente la magistratura turca basti ricordare che il Consiglio superiore della magistratura ha espulso quattro pubblici ministeri e un giudice che parteciparono alla più grande inchiesta anti-corruzione del Paese che fece dimettere quattro ministri e traballare lo stesso Erdogan, premier ai tempi dell’inchiesta.
Tutto questo accade proprio mentre al Parlamento europeo si discute dello stato delle relazioni della Turchia con la UE. Ankara riceve da Bruxelles un miliardo di euro l’anno come fondi di pre-adesione e si giova della vicinanza all’UE, ma la politica del governo Erdogan sta allontanando il paese dall’Unione. Sembra che il presidente turco preferisca rimanere in una sorta di limbo: vuole stare vicino all’Europa, per i benefici che ne comporta, ma vuole anche tenersi a distanza, per perseguire liberamente le proprie ambizioni geopolitiche, costi quel che costi.

Giornalisti, intellettuali e artisti hanno espresso la loro solidarietà sulla prima pagina del quotidiano. Sotto la frase “io sono responsabile”, decine di personalità hanno fatto pubblicare foto e nomi stampati per non lasciare solo Dundar.
Io sono al loro fianco: informare è un dovere, non un crimine.
“IO SONO RESPONSABILE”.

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