Il Silenzio…è mafia | In ricordo di Paolo Borsellino

Il Silenzio… è mafia.

Parto da queste parole per ricordare quanto accaduto esattamente 22 anni fa. Era il 19 luglio del 1992. Un uomo, un grande servitore dello Stato, pur sapendo di essere un “morto che cammina“, scelse di rimanere al suo posto, nella sua Palermo, per continuare fino all’ultimo la battaglia che lui e il suo collega Giovanni Falcone avevano intrapreso senza respiro. Quell’uomo si chiamava Paolo Borsellino.

agenda rossa

I due magistrati avevano scelto di toccare anche il livello istituzionale e imprenditoriale del fenomeno mafioso, quella contiguità e quegli agganci che permettevano e permettono a Cosa Nostra e a tutte le organizzazioni criminali italiane di convivere e spesso di sopraffare quello Stato che invece dovrebbe combatterle con ogni mezzo. Quello Stato che non è ancora sufficientemente deciso nell’impedire che si pongano come forma parallela e concorrente nella gestione della vita delle nostre comunità. Quella scelta costò loro cara. Molti furono direttamente e indirettamente complici di quella tragedia. Fin troppi infatti, nei palazzi del potere, quando scoppiò quella seconda bomba maledetta tirarono un sospiro di sollievo.

In tanti li ricordano, ma non tutti ne sono degni. Perché un Parlamento che lotta per abbassare la pena del 416-ter, per me, degno di ricordarli non è. Perché le parole non bastano quando manca la coerenza dei fatti.

Quello che molti politici ancora oggi non comprendono è che la mafia non è un fenomeno solo criminale: è soprattutto un fenomeno sociale. Così amavano definirla Paolo e Giovanni. Se non lottiamo per sradicarla dalla cultura e dall’immaginario collettivo delle nostre regioni, se resta la principale via di fuga dalla disoccupazione, dalla povertà e dall’emarginazione in tanti quartieri abbandonati a sé stessi, allora gli arresti, i pericoli e il sacrificio continuo dei nostri uomini delle forze dell’ordine servono a poco.

Io sono uno dei tanti che ha intrapreso la carriera giuridica vedendoli, nel mio piccolo, come l’esempio di tutto quello che come popolo dovremmo essere e ancora non siamo. Sicuramente nei prossimi anni non farò il concorso in magistratura, perché ora ho l’onore e l’onere di rappresentare l’Italia in Europa, ma nel cuore quell’insegnamento resterà per sempre, ovunque la vita mi porterà.

Vorrei chiamarli eroi, ma ricordo a me stesso le parole di Bertold Brecht: sventurata è la terra che ha bisogno di EROI. Allora alziamo la testa con orgoglio e ricordiamoci che le loro idee continuano a camminare sulle nostre gambe: quanti chilometri percorreranno, quanti posti toccheranno, quante persone convinceranno, questo dipende solo da noi.

Falcone Borsellino

Non dimentichiamolo mai. Non dimentichiamoli MAI.


Fabio Massimo Castaldo

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