I diritti umani negati in Bahrein e la cecità “improvvisa” dell’Italia

Questa donna è Farida, la moglie dell’attivista politico e per i diritti umani e anti-corruzione bahreinita Ebrahim Sharif, incarcerato nuovamente dopo essere stato rilasciato e dopo che il Parlamento europeo si era congratulato, in una risoluzione, sulla sua scarcerazione avvenuta per “grazia reale” il 19 giugno scorso.

Nel corso del nostro incontro sono venuto a sapere che l’Italia non ha firmato la quinta Dichiarazione congiunta sulla situazione dei diritti umani in Bahrein, rilasciata durante la 30esima sessione del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite. Stupisce e lascia amareggiati questa grave mancanza da parte del Nostro Paese, non solo perchè l’Italia ha apposto la propria firma alle quattro precedenti dichiarazioni, ma perché ha sempre ambito a distinguersi per la propria azione a sostegno dei diritti umani nel mondo: basti pensare all’impegno a favore di una moratoria universale delle esecuzioni capitali.

Viene quindi da chiedersi se sia solo una coincidenza il fatto che, dopo che i Paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo persico hanno iniziato ad investire nell’economia di alcuni Paesi europei, tra i quali l’Italia, la nuova politica che si è scelto di adottare sia quella di anteporre gli interessi economici ai diritti umani.

Per fugare ogni dubbio e spingere l’Italia ad apporre la propria firma alla dichiarazione delle Nazioni Unite, a nome della Delegazione del MoVimento 5 Stelle Europa, ho scritto una lettera al Presidente del Consiglio Renzi e al Ministro degli Affari Esteri Gentiloni.
Al momento non abbiamo ricevuto nessuna risposta, ma non ci arrendiamo e continueremo a far sentire la nostra voce per far valere i diritti umani al di sopra di ogni ipocrisia! #FreeSharif

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