Salvini vuole intervenire in Siria: la lobby degli armamenti vale di più dell’interesse dei cittadini?

A quanto pare Salvini ha deciso di iscriversi al club di coloro che prima bombardano e poi ragionano: in questo frangente particolarmente complicato nello scacchiere siriano, in cui le varie fazioni in lotta sono in una situazione di stallo in quello che è ormai un sanguinoso scontro a somma zero, è ancora più urgente, prima di compiere mosse avventate, spingere per una soluzione condivisa da tutti gli attori geopolitici regionali e globali, Russia ed Iran inclusi, sotto l’egida delle Nazioni Unite. Solo così potremo sperare di avere una risposta efficace e credibile per fermare le violenze del Califfato e, di conseguenza, l’emergenza dei flussi migratori.

Al posto di spingere per fare luce sui flussi di armi che, in modo tutt’altro che chiarito, continuano ad arrivare a Daesh, e di imparare dagli errori commessi dall’Occidente in Libia, Iraq e Afghanistan, Salvini invoca esattamente la stessa fallimentare ricetta con una sconcertante leggerezza. E così le catastrofiche conseguenze verranno probabilmente rimpiante tra qualche mese con le solite lacrime di coccodrillo, quando si scoprirà che, come sempre, sarà l’Italia a pagare il conto salato delle aggressioni militariste nell’interesse altrui.

Forse il sostegno alla lobby degli armamenti ha maggior valore elettorale per la Lega dell’interesse dei nostri cittadini?

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