sabato , 23 giugno 2018

Il potere delle idee è inarrestabile, non conosce barriere ed è più forte anche dei proiettili

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Un uomo può morire, le nazioni possono sorgere e cadere. Ma un’idea sopravvive.” JFK

 

 

Perché prendo in prestito questa frase? Semplicemente perché credo nella forza del dialogo e nello scambio delle idee.

Ed è proprio per incoraggiare un confronto costruttivo e pacifico, capace anche di contribuire, nel lungo termine, alla risoluzione dei conflitti, come quello del Nagorno-Karabakh, che nascono eventi come quello cui ho partecipato pochi giorni fa, a Bruxelles, in quanto responsabile del programma Young Political Leaders.

Un’occasione di confronto importante per tanti giovani provenienti dall’Armenia e dall’Azerbaijan.
Ragazzi e ragazze impegnati, che lavorano in ambito accademico, politico e nelle ONG.

Ho voluto dare spazio alla loro voce perché ritengo che solo dall’ascolto e dal confronto possano nascere proposte concrete, capaci di aprire una breccia in muri che appaiono insormontabili.

Tessere una rete che vada oltre i confini geografici e le ferite storiche, azzerando così quelle distanze che a volte sembrano incolmabili, è fondamentale.
Per rendere tutto ciò una realtà, le nuove generazioni possono beneficiare di potenti strumenti: i social media.
Grazie a questi possono entrare in contatto con altri giovani in tutto il mondo, costruendo ponti tra diverse comunità e società, dando voce ai gruppi marginalizzati e permettendo loro di partecipare attivamente al confronto politico.

Con i social media possiamo condividere le nostre esperienze con gli altri senza barriere fisiche, senza i costi della politica tradizionale, alimentando il confronto e quindi una maggiore comprensione e fiducia nell’altro.

Questi giovani, noi giovani dobbiamo avere un ruolo chiave nei processi decisionali, quegli stessi processi da cui dipende il nostro futuro.

Grazie alle nostre qualità, alle nostre esperienze personali, grazie anche alle differenti sensibilità che ci caratterizzano possiamo cambiare la realtà, ricostruire dove c’è da ricostruire, far tornare il dialogo dove non esiste più confronto, contrastare ogni forma di violenza.

Questi ragazzi non si parlerebbero mai in patria. Qui, su un terreno neutro, hanno imparato a superare la retorica dell’odio e del nemico a cui sono stati educati.

Hanno cominciato a conoscersi. A capirsi. Ad apprezzarsi. È da questo mutato approccio che può rinascere la speranza di risolvere una crisi che, ancora oggi, miete morti e feriti. E che contrappone due popoli.

Per questo, continuerò a credere che il potere delle idee sia inarrestabile: non conosce barriere. Ed è più forte anche dei proiettili.

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