Papà

Ci hai lasciati in una notte di settembre, il nostro mese preferito, lo stesso mese che, 34 anni fa, ti vide stringermi per la prima volta tra le tue braccia, così forti e in quel momento così delicate, con gli occhi pieni di orgoglio e di amore.

Questi giorni dolorosi li ho trascorsi lontano da tutto, con il desiderio nel cuore di ricordarti ed esserti vicino come meriti, pur sapendo che non sarà mai abbastanza. E ora trovo la forza di scrivere queste righe per ringraziare, con tutto il mio cuore, tutte le amiche e gli amici che hanno voluto stringersi al mio e al nostro dolore. Piano piano risponderò a tutti personalmente.

Per 6 lunghi anni e tre mesi hai lottato strenuamente contro un male feroce e implacabile. Altri, tanti altri, si sarebbero lasciati andare, piegati dal dolore e dalla rassegnazione, maledicendo il destino.
Ma tu, babbo mio, hai sempre avuto una tempra diversa.

In tantissimi in questi giorni mi hanno ricordato commossi il tuo coraggio, la tua forza instancabile, la tua grande generosità, che non sempre è stata ripagata come avrebbe meritato, la tua meravigliosa capacità di dare sempre il massimo in qualsiasi progetto o sfida in cui ti volessi cimentare. 
Ricordi bellissimi, sentiti e profondi. Ma quel che conta, come mi hai sempre insegnato, sono i fatti più che le parole, per quanto sincere.

E quanti aneddoti da rievocare ci sono, quanti. Non basterebbero 100 di questi post per ricordare una vita di lavoro incessante e di sacrifici, in cui con le tue sole forze hai saputo costruirti non solo una posizione, ma soprattutto guadagnare qualcosa di ben più prezioso: la stima e il rispetto di così tante persone. E spesso anche il loro affetto.
Eppure la prima immagine che mi sfiora è la riconoscenza e il bene che provano per te i familiari di tanti pazienti che hanno condiviso questo percorso di dolore con te: vederti girare nelle varie stanze per motivare e consolare chi stava per gettare la spugna, chi pensava di non farcela e di arrendersi, con una battuta, prendendolo sottobraccio, mentre tu stesso soffrivi quel che stavi soffrendo. Ricordarti, dopo ognuna delle 5 terribili operazioni, quando lottavi per alzarti dal letto il prima possibile, per camminare nei corridoi su e giù decine di volte al giorno, passo dopo passo, con drenaggi, catetere, flebo e tubi, per tenere il tono muscolare, per tornare al più presto a casa, a seguirmi, con recuperi che sembravano a dire poco stupefacenti, incurante dell’incredulità di chi ti circondava.
Le nostre chiacchierate in stanza o in sala d’aspetto, anche fino a tarda notte, o sul balcone del reparto.
Negli ospedali abbiamo trovato un mondo di sofferenza, ma anche di grande professionalità e una umanità inimmaginabile, nonostante le difficoltà in cui spesso versano, ingiustamente, le nostre strutture: e voglio ringraziare di vero cuore una volta di più tutti i dottori, gli infermieri e il personale sanitario che si è preso cura di te. Specialmente chi ha saputo compiere il suo dovere al meglio, aggiungendo anche un sorriso sincero sulle labbra e negli occhi.

Tante volte ti ho chiesto dove riuscissi a trovare tanta forza e tanto coraggio. La tua risposta è stata sempre la stessa: ogni fibra di energia ti veniva dal pensare a me, dal preoccuparti per me, dal voler essere al mio fianco per spronarmi, consigliarmi, per vedermi realizzato e vivere insieme ogni momento. E di gioie abbiamo avuto la fortuna di poterne condividere più di qualcuna.

Quante volte mi hai detto quanto fossi orgoglioso di me come figlio. E quante volte io ti ho risposto quanto io fossi, quanto io SIA immensamente orgoglioso di avere te come padre. Eppure vorrei averlo fatto mille volte di più. 
Ho cercato di esserci, di farti sentire il mio amore e la mia presenza, ma oggi vorrei che mi avessi inculcato un po’ di senso del dovere in meno, vorrei aver speso ancora più tempo insieme a te, per avere qualche altra lunga chiacchierata ed emozione in più da ricordare. Di quelle che ci facevano ridere e sorridere e abbracciarci forte.

Per ogni paura, per ogni dubbio, per ogni idea e per ogni momento di felicità era sempre la tua voce che volevo sentire prima di ogni altra. 
Quella stessa affettuosissima voce che vorrei così tanto sentire anche ora. 
Mi hai trasmesso i tuoi principi e la tua dedizione, la saggezza dei tuoi consigli, i meravigliosi valori con cui mi hai voluto farmi crescere, spingendomi sempre a dare il meglio e a non accontentarmi. Ma mi hai lasciato anche vestiti tanto grandi da indossare, perché grande era l’uomo che li ha portati con dignità.

Giorno dopo giorno cercherò di fare del mio meglio, con umiltà, per tentare di essere alla tua altezza. Tornerò ai miei doveri sforzandomi di essere ancora più riflessivo, ancora più determinato di prima, per continuare a renderti orgoglioso, mentre dall’alto mi osserverai.

Non sei stato, SEI mio padre, il mio mentore e il mio migliore amico.
SEI perché per me non c’è sconfitta nel cuore di chi lotta. SEI perché nessuno lascia mai questa terra, finché vive nel cuore di chi continua e continuerà ad amarlo.

E tu sei e sarai nel mio fino all’ultimo istante della mia vita, fino a quando ci riabbracceremo.
Ti voglio un mondo di bene

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