Castaldo a Il Sole 24 Ore: Accelerare sull’unione bancaria

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Pubblico, di seguito, un articolo de Il Sole 24 Ore, in cui, oltre ad affrontare temi economici, legati alla necessità di una svolta espansiva nelle politiche economiche, spiego come l’Unione bancaria, così strutturata, sia un boomerang per il  nostro Paese.

Lo stallo italiano frena la riforma Ue

L’incognita italiana complica il consiglio europeo in programma domani e venerdì, che accanto a dazi e web tax ha in agenda la nuova raccomandazione sulla politica economica e soprattutto il punto sulla riforma dell’Unione. Non più tardi di ieri, nell’intervista a questo giornale, il ministro dell’Economia francese Bruno Le Maire ha rilanciato il piano Macron sul ministro delle finanze unico e soprattutto ha chiarito che «la riforma non può aspettare». Ma «la situazione politica italiana – ha spiegato ieri un alto funzionario della Uè con il solito metodo che per bocca dei vertici tecnici fa filtrare i nodi politici-non renderà più facili le decisioni sulla riforma dell’unione monetaria». Intanto lo stallo politico italiano alimenta la nuova spinta negativa di BlackRock, il più grande gruppo d’investimenti al mondo (6.300 miliardi di dollari gestiti) che ha annunciato la prop ria indicazione agli investitori di “alleggerirsi” dei Btp visto che il voto del 4 marzo ha dato il risultato «peggiore possibile».
Ma quella italiana è «un’economia resiliente che continua a rimanere tale», rilancia il ministro Pier Carlo Padoan dal G20 di Buenos Aires prevedendo che per il nuovo governo, con il Pd all’opposizione, ci vorranno «diverse settimane, forse un paio di mesi». In effetti è proprio la linea sulle politiche europee a tracciare una delle faglie più profonde fra le forze politiche al centro del campo italiano. Certo, a lanciare collegamenti fra Movimento 5 Stelle e Lega c’è una decisa freddezza nei confronti dei progetti di riforma in cantiere per l’Unione, e questo linguaggio in parte comune potrebbe aiutare nei tentativi di costruzione di una maggioranza. Ma le vie d’uscita indicate ad oggi dai due vincitori delle elezioni del 4 marzo puntano in direzioni opposte.
«L’Unione bancaria così come è strutturata oggi è un boomerang per l’Italia, e bisogna accelerare sulla garanzia unica dei depositi – ragiona per esempio Fabio Massimo Castaldo, europarlamentare M5S e vicepresidente del parlamento Ue – perché oggi ci troviamo di fronte a un sistema sbilanciato che con la Vigilanza unica e il meccanismo unico di risoluzione ha destabilizzato il mercato e creato panico fra i risparmiatori». A determinare il mancato “bilanciamento” è nell’analisi di Castaldo l’impostazione troppo tedesca, che si legge anche nelle regole sulla riduzione dei rischi appena fissate dall’addendum Bce. Per le stesse ragioni l’accoglienza dei Cinque Stelle all’idea di un ministro delle Finanze Ue gelida: «Inutile discutere degli strumenti se prima non si chiarisce l’esigenza di una svolta espansiva della politica economica». Ma per evitare una riedizione continuista dell’asse franco-tedesco serve «una rapida assunzione di responsabilità di tutte le forze politiche, che devono prendere atto in fretta del risultato elettorale per dare un governo al Paese».
Non c’è fretta, invece, secondo la Lega. «Si è aspettato il governo tedesco per sei mesi e aspetteranno anche l’Italia», taglia corto uno degli esponenti di punta della linea no-euro del Carroccio come Claudio Borghi. In quest’ottica, anzi, il tempo può aiutare a inserire l’Italia in un’alleanza alternativa che ha come riferimenti «gli otto Paesi del Nord che hanno scritto la lettera aperta» con le condizioni stringenti per far avanzare l’Unione e «il gruppo di Visegrad».
L’invito dei Cinque Stelle ha poi come destinatario il Pd, che però lo respinge al mittente: «I rischi sono concreti – spiega Sandro Gozi, sottosegretario alle Politiche europee dei governi Renzi e Gentiloni -, è che in caso di maggioranza Cinque Stelle-Lega l’Italia si troverebbe isolata nel negoziato, ma non c’è ragione per cui il Pd dovrebbe dare una mano all’agenda sovranista della Lega o a quella qualunquista di M5S». Anche perché in ogni caso il cambio di rotta sarebbe netto rispetto alla posizione italiana espressa finora, che punta sul completamento dell’Unione bancaria, «unico punto su cui verosimilmente si può sperare di trovare un accordo prima delle Europee del 2019» secondo Gozi. Il ministro continentale delle Finanze, aggiunge il sottosegretario, «è utile se ha un bilancio in grado di sostenere una Unione degli investimenti e se si supera l’attuale logica della cooptazione creando un controllo democratico da parte del Parlamento Ue e di quelli nazionali».

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