Verso la democrazia diretta in Europa: l’ICE tra luci e ombre

L’iniziativa dei cittadini europei è il principale strumento di democrazia diretta concepito a livello dell’Unione ed è stato introdotto dal trattato di Lisbona. Essa permette ai cittadini dell’Unione di presentare alla Commissione un’iniziativa circa una proposta legislativa, in seguito alla raccolta di un milione di firme. La democrazia diretta e gli strumenti che permettono di realizzarla sono un pilastro fondamentale per il Movimento 5 Stelle, ma ad oggi lo strumento ha dimostrato molteplici debolezze, che lo rendono inefficace.

I problemi maggiori riscontrati dai promotori delle diverse ICE sono relativi a difficoltà e lungaggini burocratiche, mancanza di informazioni, mancanza di uniformità tra le relative normative degli Stati membri (con particolare riferimento al ventaglio di dati da raccogliere), difficoltà nell’individuare la base giuridica di riferimento e, ancora, amplissimo potere discrezionale in capo alla Commissione europea. A riprova di tali ostacoli, fino ad oggi, delle 51 richieste di avvio di iniziative presentate, solo 3 hanno raggiunto il milione di firme, e a nessuna di queste è stato dato seguito da parte della Commissione con una proposta legislativa. Ancora, in 6 casi i promotori di ICE hanno presentato ricorso davanti alla Corte di giustizia e, per finire, il numero di iniziative è andato calando nel corso del tempo.
Al fine di affrontare e tentare di porre rimedio alle problematiche emerse, la commissione Affari Costituzionali – di cui sono membro titolare e coordinatore per il mio gruppo – ha preparato una relazione, alla cui stesura ho contribuito in qualità di relatore ombra. Questa introduce suggerimenti per la modifica del regolamento che norma l’ICE (regolamento 211/2011) e che costituisce un primo significativo passo verso l’elaborazione di uno strumento realmente efficace ed alla portata di ogni cittadino; il testo è stato adottato in plenaria.

Viene richiesta una maggiore e più capillare diffusione delle informazioni, tanto riguardo l’esistenza dello strumento, quanto del suo utilizzo. A ciò, si richiede che venga affiancata una vera azione di supporto ed orientamento per i promotori, con particolare riferimento all’individuazione della base giuridica a fondamento della proposta di ICE. Ancora, il testo adottato indica la via per snellire e semplificare le procedure di raccolta dei dati, e richiede altresì una maggiore protezione dei promotori che hanno raccolto firme relativamente all’assicurazione di cui necessitano per il fatto di essere in possesso di un’ingente mole di dati. Sempre in riferimento alla raccolta delle firme, viene poi sottolineata l’importanza del supporto tecnologico e si richiede l’utilizzo di un software accessibile ai disabili. Infine, la relazione pone sul tavolo la questione del conflitto di interessi della Commissione: al momento, infatti, lo stesso soggetto effettua il controllo giuridico di ammissibilità delle ICE e decide se darvi seguito o meno.

La relazione del Parlamento va sicuramente nella giusta direzione e sono quindi lieto di aver potuto contribuire alla sua stesura; ciononostante, e se anche i suggerimenti del Parlamento venissero fatti propri dalla Commissione (che molto probabilmente avvierà un riesame del regolamento sull’ICE nel 2016), rimangono due importanti nodi da sciogliere. Il primo concerne la soluzione al problema evidenziato in capo alla Commissione con riferimento al conflitto di interessi, mentre il secondo riguarda la possibilità che attraverso l’ICE vanga proposta una modifica dei Trattati.
Manterrò quindi vivo il mio impegno al fine di rendere l’ICE uno strumento veramente efficace, affinché tutti i cittadini dell’Unione possano direttamente concorrere ad assumere le decisioni che li riguardano

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