La tragedia di Reyhaneh Jabbari in Iran e l’immobilismo dell’Europa

Reyhaneh Jabbari, la ventiseienne iraniana condannata a morte per l’uccisione dell’uomo che voleva stuprarla, è stata impiccata a mezzanotte in Iran. «E’ un atto deprecabile, di una violenza inaudita, perché compiuto per ordine di un tribunale nella quasi totale indifferenza delle istituzioni internazionali e dell’Unione europea – commentano gli eurodeputati del Movimento 5 Stelle – Efdd. Purtroppo, resta il forte rammarico di non essere riusciti a fare di più, di non essere riusciti a organizzare una vera mobilitazione dell’Europarlamento e dell’opinione pubblica internazionale per quello che è un atroce omicidio, che priva un figlio della propria madre e lede senza ritegno la dignità delle donne».

Nei giorni scorsi i diciassette portavoce europei del Movimento 5 Stelle avevano sottoscritto un appello congiunto al presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, chiedendo di rivolgersi alle autorità iraniane per condannare con fermezza la sentenza capitale pronunciata nei confronti di Reyhaneh. «L’Europa non può rimanere così assurdamente inerte di fronte a queste azioni di deprecabile violenza e l’Unione europea, del resto, non può restare immobile, non confutando di fatto la tesi di chi ritiene che sia un inutile apparato di burocrati – indicano gli eurodeputati M5S-Efdd – Non è poi più accettabile che in nome di meri interessi economici si chiudano entrambi gli occhi dinanzi alle violenze e agli omicidi legalizzati di regimi totalitari, continuando con atteggiamento pilatesco a continuare a fare affari con questi Stati che portano avanti azioni criminali».

Gli europarlamentari del Movimento 5 Stelle hanno inoltre annunciato per i prossimi giorni una manifestazione di protesta anche contro l’assenza di un’azione veramente incisiva da parte di Federica Mogherini, futuro Alto rappresentante dell’Ue per gli Affari esteri e la Sicurezza.

Voglio ricordarla attraverso le parole della sua ultima lettera scritta alla madre, con la quale chiede che i suoi organi siano donati e denuncia l’ingiustizia subita:

 “Il mondo mi ha concesso di vivere per 19 anni. Quella orribile notte io avrei dovuto essere uccisa. Il mio corpo sarebbe stato gettato in qualche angolo della città e dopo qualche giorno la polizia ti avrebbe portato all’obitorio per identificare il mio corpo e là avresti saputo che ero anche stata stuprata. Il mio corpo sarebbe stato gettato in qualche angolo della città e là avresti saputo che ero anche stata stuprata. L’assassinio non sarebbe mai stato trovato, dato che noi non siamo ricchi e potenti come lui.

Con qual maledetto colpo la storia è cambiata. Il mio corpo non è stato gettato da qualche parte ma nella tomba della prigione di Evin. e della sua sezione di isolamento. Ma arrenditi al destino e non lamentarti. Tu sai bene che la morte non è la fine della vita. Tu mi hai insegnato che si arriva in questo mondo per fare esperienza e imparare la lezione che a ognuno che nasce viene messa una responsabilità sulle spalle. Ho imparato che a volte bisogna lottare.
Tu ci hai insegnato, quando andavamo a scuola, che si deve essere una signora di fronte alle discussioni e alle lamentele. La tua esperienza era sbagliata. Essere presentabile in tribunale mi ha fatto apparire come un’assassina a sangue freddo. Non ho versato lacrime. Non ho implorato. Non mi sono disperata perché avevo fiducia nella legge. Ma sono stata accusata di rimanere indifferente di fronte a un crimine.

Prega perché venga disposto che, non appena sarò stata impiccata, il mio cuore, i miei reni, i miei occhi, le mie ossa e qualunque altra cosa che possa essere trapiantata venga presa dal mio corpo e data a qualcuno che ne ha bisogno, come un dono. Non voglio che il destinatario conosca il mio nome., compratemi un mazzo di fiori oppure pregate per me.”.

 

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