La diplomazia internazionale sta fallendo. Erdogan e Assad dimostrino briciolo di umanità e sospendano azioni militari per permettere aiuti umanitari a popolazioni

 

 

Durante la Plenaria di Strasburgo sono intervenuto sulla delicata situazione in Siria evidenziando come, nonostante il 24 febbraio  vi sia stata l’approvazione, da parte del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, della risoluzione 2401, che chiedeva un immediato cessate il fuoco, per permettere la consegna di aiuti umanitari e l’evacuazione di malati e di feriti dalle zone di conflitto, l’impatto di questa risoluzione sul campo sia stato nullo.

L’offensiva di Assad a Goutha Est e Idlib e quella turca ad Afrin non si sono fermate nemmeno per un istante.

Le ultime notizie ci parlano di migliaia di civili in fuga dalla regione di Afrin, con le truppe turche pronte ad assediare la città. Una possibile catastrofe nella città di Duma, con l’imminente attacco delle truppe governative ed i bombardamenti su zone residenziali di Idlib, incluso un asilo nido.

Allo stesso tempo, le iniziative politiche arrancano. Il processo di Ginevra è di fatto bloccato, le zone di distensione previste da quello di Astana non sono mai state implementate.

Più che altro si stanno affermando delle zone di spartizione vera e propria; non una, ma tante Sirie, tutti alla ricerca della fetta più grande. E pur sperando che la conferenza di Bruxelles del 4 e 5 aprile possa contribuire a sbloccare in qualche modo la situazione, ho paura che si riveli un semplice promemoria dell’incapacità della diplomazia e della comunità internazionale, inefficaci e finora irrilevanti.

La verità è che le varie forze sul campo in Siria stanno giocando una partita a scacchi letale, ognuna perseguendo i propri interessi strategici, accomunate solo dal fatto di nutrire un completo disinteresse verso le vite dei civili.

Sotto la falsa premessa della lotta al terrorismo, le alleanze e le realtà mutano vorticosamente. Basti pensare alla paradossale relazione tra Stati Uniti e Turchia, fino a ieri, storici alleati della NATO, di cui sono il primo, il secondo esercito, ora in una contrapposizione geopolitica tale da indurre i generali di un’America sempre meno superpotenza a tuonare ammonimenti verso una possibile avanzata turca, oltre Afrin e verso Manbij.

In Siria, il fine giustifica i mezzi, tuonano i cannoni e tace la ragione in questa situazione tragica e caotica, dove la diplomazia ha finora vistosamente fallito.

Con lo spettro di una escalation involontaria sempre incombente, voglio lanciare un appello e un ammonimento: ad Assad ed Erdogan, chiedo di dimostrare un briciolo di responsabilità e anche di umanità; sospendano immediatamente tutte le attività militari e permettono agli aiuti umanitari di raggiungere i bisognosi.

E a tutti gli attori che operano sul terreno, incuranti delle tragiche conseguenze umane delle relazioni invece dico: state e stiamo camminando sull’orlo dell’abisso, è un cammino sempre più sdrucciolevole ed una volta che si scivola, quello che ci attende è una lunga, lunga caduta.

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