Prima Juncker e Barroso, adesso Kroes: l’Europa che vogliamo non è quella dei conflitti d’interesse!

Follow the money, segui la traccia dei soldi. E vedrai quante cose si scoprono.

Ad esempio che un ex commissario europeo alla concorrenza aveva interessi in una società offshore. Che di questo non aveva informato le istituzioni per cui lavorava – come invece avrebbe dovuto fare secondo le stesse regole europee – né tantomeno i cittadini, verso cui aveva il dovere della trasparenza.

E infine che questi fatti emergono non da un’indagine interna, magari avviata da un organismo di controllo dell’Unione europea, ma da un’inchiesta giornalistica. Libera e coraggiosa, come è giusto che accada in Paesi che si vogliono definire democratici.

La vicenda dei Bahamas Leaks rivela come la signora Neelie Kroes – “ministra” europea antitrust negli anni 2004-2009, autorevole e rispettata tanto da meritare il soprannome di Steelie Neelie (Neelie d’acciaio) – durante il suo mandato ricopriva l’incarico di direttore di una società offshore con sede alle Bahamas. Questa società, la Mint Holdings Ldt era nata con lo scopo di rilevare alcune attività del colosso energetico statunitense Enron, lo stesso che nel 2001 ha prodotto una gigantesca truffa ai danni dei risparmiatori. Valore stimato dell’operazione della Mint Holdings (alla fine non andata in porto): sei miliardi di dollari.

Ma come, proprio lei che doveva essere concentrata sul ruolo di garante della competizione aveva a che fare con un fondo pronto a rilevare una grande società? E ancora, la stessa persona che combatteva l’evasione fiscale come elemento di distorsione della competizione, aveva interessi in una società offshore? C’è da rimanere allibiti.

Ma il suo è solo l’ultimo caso che tocca esponenti di alto livello delle istituzioni europee. L’ex presidente della Commissione europea Barroso va a lavorare per Goldman Sachs. L’attuale presidente della stessa istituzione Jean Claude Juncker ha avallato, da primo ministro del Lussemburgo, sconti fiscali attraverso accordi segreti con centinaia di multinazionali – come si è scoperto nello scandalo Luxleaks del 2014. Fatti gravi, comportamenti palesemente inopportuni.

Si chiede spesso ai cittadini di non perdere la fiducia nell’Unione europea. Ma questa fiducia bisogna anche meritarla: i politici che rivestono i principali incarichi alla guida dell’Ue devono farlo con onore.

Anche per questo sostengo con convinzione, nell’ambito del Rapporto “Trasparenza, responsabilità e integrità nelle Istituzioni dell’UE” in discussione alla Commissione Affari Costituzionali del Parlamento europeo, che la durata del cooling-off period venga estesa a tre anni.

Nell’Europa che vogliamo non c’è spazio per porte girevoli o conflitti d’interesse, ma per la trasparenza e la politica al servizio dei cittadini. Anche in Europa deve risuonare forte la parola che ci sta più a cuore: ONESTÀ.

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