Italicum: il kolossal di una democrazia che affonda

Italicum Renzi Berlusconi

“Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”.

Con questa amara battuta Giuseppe Tomasi di Lampedusa riassumeva più di cinquant’anni fa, nel Gattopardo, un principio costantemente e invariabilmente applicato dai partiti italiani (attualmente raggruppati nel Partito unico PD&FI e derivati vari). Un principio, oggi, più vero che mai.

Quando pensate a Renzie e al Caimano, alle loro tenere telefonate, ai loro segreti accordi tanto celebrati, poi rimangiati, rinegoziati, di nuovo proclamati, festeggiati e di nuovo rigurgitati… non vi sembra di provare la sgradevole sensazione di averli già vissuti? In questi ultimi mesi i due piccioncini non hanno mancato di recitare lo stesso, identico copione che recitarono altre celebri coppie di promessi inciuciati: D’Alema e Berlusconi (ve la ricordate la Bicamerale? E il patto della crostata?), Violante e Berlusconi (il quale il 28 febbraio 2002 osò addirittura vantarsi candidamente, nell’aula di Montecitorio, di aver garantito al noto evasore, a nome del partito, l’incolumità delle televisioni e del patrimonio… come se l’applicazione del diritto potesse essere merce di scambio!), Veltroni e Berlusconi (il frutto della loro passione peccaminosa fu l’essere mitologico chiamato Veltrusconi). Stesso partner da sedurre, stesso collante della storia d’amore: far fuori silenziosamente ogni parvenza di rappresentatività dei nostri veri voti, costringendo i non allineati ad essere fagocitati da un’associazione a delinquere di stampo bipolarista… o a sparire per sempre. Nel corso degli anni è cambiato solo lo pseudo-corteggiatore di turno inviato dal PD per coccolare, blandire e stregare il Caimano, ovviamente “per il bene della Nazione”, “per evitare la catastrofe”. Bene che, all’atto pratico, è sempre rimasto un miraggio. Catastrofi che, invece, abbiamo visto concretizzarsi sempre di più, specie negli ultimi anni.

Del resto, la continua metamorfosi PCI-PDS-DS-PD è stata sempre e solo una sequenza di ritocchi cosmetici per coprire le rughe degli stessi imbonitori, in buona parte già presenti nella Prima Repubblica come comparse: chi aspirante leader, chi giovane furbetto del quartierino. Come del resto è stata l’involuzione FI-PDL-FI, con la quale si vorrebbe riportare il “grande sogno” (incubo?) berlusconiano al punto di partenza del 1994. Dimenticando venti anni di degrado, svilimento e saccheggio delle istituzioni. Durante la sua campagna per le primarie Renzie aveva promesso di inaugurare un nuovo corso nel suo partito. E di tracciare una nuova rotta per l’intero paese. Insomma, la tanto agognata “svolta“. A partire dalla riforma elettorale, che doveva essere il suo vero, grande battesimo di fuoco come segretario. Se il buongiorno si vede dal mattino… fossi l’avvocato di uno sventurato elettore del PD, suggerirei al mio cliente di presentare una class action per recuperare i 2 euro di quelle primarie. Perché, a quanto pare, sono stati semplicemente truffati dal nuovo adepto del metodo berlusconiano di televendita politica.

Mentre a bordo si consuma quest’eterna love story, la nave Italic (detta anche Barca d’Italia, un modo per onorare la memoria della quasi omonima Banca della quale ormai resta ben poco, dopo che è stata mutilata dalla ghigliottina qualche settimana fa a Montecitorio) continua ad andare completamente alla deriva. Al timone non c’è più Capitan Letta, mollato su una scialuppa senza tanti complimenti dall’ancor più sorridente e rassicurante ex Sindaco di Firenze… Il primo ufficiale economico non è più Mi(ni)ster Saccomanni, l’uomo che vedeva tantissima luce. Ora siamo nelle mani di Padoan. Eppure è sempre buio pesto.

Infatti il giornale di bordo, in questo caso il rapporto Eurispes del 2014, descrive una scena ben diversa, sinistramente identica all’affondamento del Titanic… solo su scala decisamente più grande. Un italiano su tre (30,8%) non riesce più ad arrivare alla fine del mese. Sette italiani su dieci (69,9%) hanno avvertito una contrazione del loro potere d’acquisto. Quasi uno su quattro (22,4%) è costretto a rateizzare persino le cure mediche. L’emigrazione tra il 2011 e il 2012 è schizzata fino al 28,8% in più, e sono soprattutto gli under 35 a cercare scampo sulle scialuppe inglesi, francesi, tedesche e americane. Ognuno di loro è un pezzo di futuro che se ne va. Un danno da centinaia di migliaia di euro, se proviamo a quantificare i costi sostenuti dallo Stato per la sua educazione. Un danno incalcolabile, se consideriamo quanto potrebbero valere le loro scoperte, le loro intuizioni, la loro intraprendenza, la loro creatività.

Ma cosa vuoi che importi di queste “banali” percentuali a Renzi, Berlusconi e ai loro valletti della stampa di regime! Le prime pagine in questi mesi sono state quasi sempre dedicate “all’epica lotta” per portare dal 5% al 4,5% la soglia di sbarramento in coalizione. Come se mezzo punto in più o in meno ci permettesse di scampare dal pericolo dell’Italicum, la nuova “legge-truffa”. Nessuno infatti sembra strapparsi i capelli per l’8% imposto a chi corre da solo, una percentuale che definire antidemocratica e finalizzata a perpetuare l’attuale casta partitica è dire poco. Non si è parlato d’altro che del 35%, del 37% o del 38% come soglia minima per il premio di maggioranza automatico. Dimenticando che regalare “a prescindere”, a chi prende una manciata di voti in più, qualcosa come il 15-18% dei seggi (cioè quasi 1/5 del totale di voti espressi!) senza nemmeno effettuare un ballottaggio è una rapina bella e buona della volontà degli elettori. Per non parlare delle liste nuovamente bloccate (come nel Porcellum) e delle multicandidature possibili in ben 8 collegi. Numeri dell’Italicum-Pregiudicatellum, in ogni caso, artificiali e sparati come quelli del lotto. Numeri freddamente, tragicamente reali, quelli della crisi economica che grazie ai primi si vorrebbe nascondere. Almeno per un po’. Fosse mai che troppi cittadini-passeggeri dell’Italic finiscano per scoprirli.

Proprio come un gigantesco iceberg, sotto la punta dell’apparentemente meno incostituzionale Italicum si nasconde un altro gigantesco Porcellum. Un Porcellum 2.0 che affonderà per sempre le speranze di ritorno alla democrazia costituzionale nel nostro paese. Il partito unico spera che, imbellettandolo un po’, gli italiani dimentichino la saggezza di un celebre detto: “un maiale col rossetto… resta sempre un maiale”.

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