venerdì , 15 dicembre 2017

“International Day of Democracy”: un momento di confronto importante. Dobbiamo essere cittadini e avere un peso politico non solo nel giorno delle elezioni ma ogni giorno

Il 27 settembre ho partecipato all’International Day of Democracy, convegno che si è svolto a Bruxelles, presso il Parlamento europeo. Un’opportunità di confronto importante per riflettere sullo stato attuale della democrazia e sui percorsi da intraprendere per tutelarla. Il mio intervento, nell’ambito del Panel II, “How to bring the demos back into democracy? Different forms of democratic engagement and political participation beyond elections”, mi ha permesso di parlare della straordinaria natura del MoVimento 5 Stelle, del nostro impegno quotidiano per rendere i cittadini i reali protagonisti della politica e del supporto che la Rete può dare. Di seguito il mio intervento completo.

Dobbiamo essere cittadini e avere un peso politico non solo nel giorno delle elezioni, non ogni cinque anni, ma ogni giorno.
Questo è ciò che i grandi filosofi, Rousseau e Alain, affermerebbero oggi, in quest’evento che celebra la democrazia, se gli fosse chiesto di parlare della democrazia moderna. Rousseau riteneva che la sovranità appartenesse alla volontà generale del popolo e, in quanto tale, che non potesse essere alienata. Il popolo ha il diritto di esercitarla direttamente e ratificare ogni legge, che non sarebbe valida senza il suo consenso.
Una concezione molto forte che si ricollega all’idea e al concetto di democrazia diretta dell’antica Grecia, dove le persone appartenenti alla polis si sedevano nell’agorà e avevano la reale possibilità di discutere le proposte politiche ed erano costruttivamente coinvolte nelle decisioni politiche che riguardavano la loro vita all’interno della comunità. Questo è ciò in cui noi del MoVimento 5 Stelle crediamo. Questo è ciò che stiamo mettendo in pratica, ispirandoci all’idea di democrazia partecipativa di Rousseau e dell’antica pratica democratica greca in cui il popolo è il vero protagonista della vita politica e non un mero soggetto passivo.

In primo luogo, riteniamo che l’e-democracy e le nuove tecnologie in generale siano strumenti utili per incoraggiare la partecipazione dei cittadini e dei giovani alle istituzioni politiche e per garantire la trasparenza all’interno delle stesse.

Anche se siamo un giovane movimento politico, posso raccontarvi i grandi risultati che abbiamo raggiunto e che possono essere ottenuti con l’uso di internet. Questo ha portato una grande rivoluzione nel panorama politico italiano perché ha il potere di rendere i cittadini capaci di partecipare direttamente e realmente alla vita politica.

Per essere fedeli al nostro filosofo ispiratore, abbiamo creato una piattaforma online chiamata “Rousseau” che consente ai cittadini di partecipare attivamente al MoVimento. I cittadini possono scegliere direttamente i propri candidati online per le elezioni regionali, nazionali ed europee. I candidati devono solo caricare i loro CV.
Nel 2014, 87.000 persone si sono iscritte su Rousseau, 5.000 hanno presentato la loro candidatura alle elezioni europee e oggi abbiamo 15 membri eletti al Parlamento europeo, compreso me stesso.

Dopo le elezioni, i rappresentanti eletti del MoVimento 5 Stelle hanno l’obbligo di comunicare le loro attività e di pubblicare online le loro proposte, consentendo ai cittadini di discuterne pubblicamente online per un periodo di 2 mesi. Oggi abbiamo circa 250 proposte, con 80.000 emendamenti e suggerimenti. Il sistema è chiamato Lex e funziona a livello regionale ed europeo.

Abbiamo usato questo sistema per elaborare il programma per le prossime elezioni. L’estate scorsa abbiamo introdotto un nuovo strumento finalizzato a creare un sistema, “dal basso verso l’alto”, che consenta ai cittadini di presentare direttamente proposte legislative che saranno votate dai membri del MoVimento e portate al Parlamento italiano. Ed il programma nazionale, che abbiamo proposto per le prossime elezioni, è stato interamente votato dalle persone iscritte alla nostra piattaforma.
Passando ad analizzare cosa sta facendo l’Europa per rafforzare la democrazia diretta, uno strumento che attiva la partecipazione è l’iniziativa dei cittadini europei (ECI), il principale strumento della democrazia diretta previsto dal Trattato di Lisbona. Finora abbiamo avuto 51 richieste ma solo 3 sono state ammesse dalla Commissione.
I problemi di questo strumento sono legati alle differenze tra gli Stati membri, alla mancanza di informazione da parte dei cittadini europei e alle lunghe procedure burocratiche.
Per quanto riguarda gli ultimi due aspetti, potrebbero essere parzialmente risolti, ad esempio con la nuova proposta di Timmermans di rivedere l’ECI.
Tuttavia, il problema centrale di questo strumento è riconducibile al fatto che la Commissione è responsabile del controllo giuridico circa l’ammissibilità della proposta e, al tempo stesso, ha anche il compito di decidere se la proposta debba essere presentata o meno. Vi è un conflitto di interessi dovuto a questi due ruoli svolti dalla Commissione.
Ciò provoca un forte senso di frustrazione tra la gente se si considera quanto grande sia lo sforzo per arrivare ad esercitare questo strumento dell’ECI: occorrono un milione di firmatari da almeno 7 paesi Membri dell’Unione (un quarto dei Paesi Membri), questo dovrebbe essere sufficiente a spingere la Commissione a cambiare il sistema e a garantire che sia dato un seguito a tutte le richieste dei nostri cittadini.

Per consentire la corretta funzionalità dell’e-democracy e dello strumento ECI dobbiamo garantire a tutti i cittadini un libero accesso a internet e coprire il divario digitale in quanto esistono ancora numerosi soggetti che mancano di una conoscenza di base di tale strumento e non dispongono di dispositivi tecnologici, specialmente nei paesi in via di sviluppo.

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