Il Reddito di Cittadinanza: una riforma radicale dal basso

Ritengo che il reddito di cittadinanza rappresenti uno strumento di giustizia sociale necessario e sia la sola misura finanziaria idonea a contrastare le difficoltà economiche dei cittadini, legate alla perdita del lavoro o alla percezione di un reddito inferiore alla soglia di povertà. 

Parlare di una misura assistenziale di cui beneficeranno coloro che non fanno nulla è assolutamente falso.

Le persone che avranno diritto a ricevere il reddito dovranno rendersi subito disponibili a formarsi e ad impegnarsi al reinserimento lavorativo, senza dimenticare che dovranno anche offrire un piccolo contributo in favore della collettività presso il proprio Comune.

Nessuno avrà il tempo di lavorare in nero mentre riceve il reddito di cittadinanza poiché avrà tutta la giornata impegnata.

Non bisogna dimenticare poi che alla terza proposta di lavoro rifiutata perderà il beneficio. 

Inoltre, chi, per ricevere il reddito, dichiara il falso, oltre a dover restituire tutto fino all’ultimo centesimo, rischierà sino a 6 anni di galera.

Aiuteremo chi ne avrà bisogno, ma saremo inflessibili con gli approfittatori. 

È in atto una grande rivoluzione.

I Centri per l’impiego italiani, per esempio, sono sotto organico e non hanno nemmeno i mezzi necessari per poter lavorare (mancano computer funzionanti, cartucce per le stampanti, ecc). La verità è che a nessuno, finora, è mai interessato davvero che funzionassero.

Noi prevediamo un finanziamento di 1 miliardo già da quest’anno, al fine di renderli operativi e in grado di adempiere la loro funzione.

Ci saranno infine importanti incentivi per gli imprenditori che assumeranno beneficiari del reddito: se assumi con contratto a tempo indeterminato una persona che riceve da 3 mesi il reddito, i restanti 15 vengono convertiti in incentivi per l’imprenditore che gli ha dato la chance di riscattarsi. Dignità per i lavoratori e vantaggi anche per le imprese!

Una riforma radicale, che parte dal basso, da chi ha bisogno, per garantire a tutti un’esistenza di vita dignitosa e per abbattere, come del resto anche l’Europa ha riconosciuto, precarietà e disoccupazione.

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