Hong Kong e la rivoluzione degli ombrelli

E’ la prima volta che ad Hong Kong viene messo in discussione il sistema politico apparentemente liberal-democratico ma sempre fortemente condizionato e controllato dal regime comunista. Da diversi giorni migliaia di manifestanti stanno protestando nel centro di Hong Kong per chiedere maggiori libertà democratiche ed elezioni libere al governo cinese che amministra la regione, la chiamano “Umbrella Revolution”, perché tante persone sfilano portando degli ombrelli aperti per proteggersi dagli spray al peperoncino e dai gas lacrimogeni utilizzati dalla polizia di Hong Kong. Il capo del governo locale, Leung Chun-yin è stato eletto con 689 voti da un comitato di 1200 “grandi elettori”. Per questo i manifestanti scrivono sui muri “689” perché vogliono ricordare che Leung non rappresenta i sette milioni di abitanti della regione ma solamente un gruppo di soggetti pesantemente influenzato dal governo centrale.

Giorno dopo giorno le proteste si susseguono così come gli scontri tra manifestanti e polizia, per quanto nella maggior parte dei casi le manifestazioni sono pacifiche e gli interventi delle forze armate mai violenti.
Quello che appare chiaro è che questa situazione non sia altro che il risultato di anni di soprusi e privazioni di libertà subite dal popolo cinese sin dall’epoca coloniale e che l’influenza britannica abbia lasciato, oltre ai fast-food negli angoli delle strade, tracce di libertà non solo economica ma anche civile.

Questa protesta, non solo ha compromesso la Cina da un punto di vista delle relazioni internazionali, mettendo in luce per la prima volta qualche piccola ma pericolosa crepa nel sistema comunista, ma potrebbe essere uno stimolo anche per altri territori, come le province Taiwan e il Tibet, che da anni sostengono la loro battaglia per l’indipendenza politica, culturale e religiosa da Pechino.

Io sostengo tutte le persone che lottano pacificamente per avere un governo democratico. Questa è una grande rivoluzione, sosteniamola tutti.

Il video del mio intervento in seduta plenaria a Strasburgo:

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