venerdì , 20 luglio 2018

Guide turistiche, ambasciatori delle bellezze del nostro Paese nel mondo, penalizzate da caos normativo

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Forse non tutti sanno che la professione di Guida turistica è quella di più antica tradizione tra le cosiddette «professioni turistiche». Infatti, risulta la prima ad essere stata regolamentata nell’ordinamento italiano, in una legge datata 1888.
Il nostro patrimonio ha un immenso valore da vari punti di vista: storico, artistico, architettonico, archeologico, culturale e paesaggistico di cui le guide turistiche sono i più fini conoscitori, nonché i promotori di questo nostro patrimonio nel mondo.
Ad oggi, la professione versa però in un caos normativo che ha, come conseguenza, l’estrema facilitazione di una concorrenza falsata. 
La mancanza di una legge di riordino ha creato una situazione di anarchia e concorrenza sleale, anche da parte di operatori che vengono dall’estero mettendo in grave crisi economica le nostre guide turistiche, regolarmente abilitate, vittime cosí di un vero e proprio dumping sociale ed economico. Al momento, inoltre, le Regioni, ognuna a modo proprio, continuano a bandire esami e corsi con abilitazioni conseguite su conoscenze territoriali, ma poi i candidati che superano gli esami e ottengono queste abilitazioni ritengono di poter esercitare in tutta Italia.
Quello di Guida turistica è, invece, un tipo di professione per la quale la qualità è fornita proprio dalla conoscenza e competenza  approfondita di un territorio specifico.
Purtroppo, nonostante numerose risoluzioni, mozioni, ordini del giorno e interrogazioni al Governo, nulla è stato fatto negli ultimi anni.
All’origine del problema vi è il fatto che alle Guide turistiche è stata erroneamente ritenuta applicabile la direttiva «servizi» piuttosto che la direttiva «qualifiche professionali». In ragione di tale errore, compiuto dal governo Monti, si è reso necessario approvare l’articolo 3 della legge n. 97 del 2013 per evitare che l’Italia incorresse in una procedura di infrazione europea per violazione della «direttiva servizi». Questo articolo stabilisce, appunto, che “l’abilitazione alla professione di Guida turistica è valida su tutto il territorio nazionale”.
Poiché la professione era stata fatta ricadere nell’ambito di applicazione della direttiva servizi, la Commissione europea aveva infatti coerentemente affermato, riguardo all’esercizio della professione di Guida turistica limitato al solo ambito regionale, che: «Ogni Stato membro resta libero di disciplinare questa professione e di stabilire il tipo e il livello di qualifiche necessarie per esercitarla. In pratica, quindi, uno Stato membro ha anche la discrezione di decidere se disciplinare l’accesso alla professione e l’esercizio della stessa a livello nazionale, ovvero delegare le competenze in ambito legislativo ed esecutivo a livello inferiore dell’amministrazione territoriale, come ha fatto l’Italia».
Insomma, una “catalogazione” sbagliata, fatta a monte dal Governo italiano, fa sì che alle Guide turistiche vengano applicate norme che rendono possibili abusi e facilitano il dumping sociale, oltre a mettere fortemente a rischio la qualità dei servizi offerti. 
Parliamo di una professione straordinaria che, invece, merita di essere valorizzata e tutelata, anche perché sono proprio le nostre guide a essere i veri ambasciatori della meravigliosa bellezza del nostro Paese.

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