Fermiamo il genocidio silenzioso in atto in Burundi!

La catastrofe umanitaria e civile che sta accadendo in Burundi ha un nome e un cognome, quelli del Presidente Pierre Nkurunziza che, violando la Costituzione, si è candidato (vincendo poi le elezioni) per il terzo mandato presidenziale.

La situazione dello stato burundese è spaventosa. Ogni volta che la comunità internazionale prova a fare qualche timido passo c’è una risposta colpo su colpo, come quando, il 19 ottobre 2016, il Burundi si è ritirato dalla Corte penale internazionale dopo l’annuncio della Corte stessa di avere aperto una prima investigazione preliminare. Le ONG sono state espulse, ogni voce di dissenso viene costantemente silenziata e le forze di polizia e di sicurezza violano di continuo i diritti umani macchiando le loro divise di omicidi, rapimenti, torture, stupri e arresti sommari.

La crisi in atto nel Paese è nata come politica ma ormai ha assunto una preoccupante dimensione etnica. E tutto questo accade nel silenzio della comunità internazionale, tanto che qualcuno ha definito quello che sta vivendo il Burundi un “genocidio silenzioso”.

Noi, come UE, non possiamo permettere che quel “never again” che dicemmo in Ruanda diventi oggi un “again and again”. Se continueremo ad essere così passivi lasceremo i burundesi a se stessi e negheremo quel Nobel per la Pace che ci è stato conferito.

Qui sotto potete trovare il video del mio intervento in Plenaria a Strasburgo sulla situazione in Burundi:

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