Il debito odioso come strumento di equità sociale

Qualche tempo fa un ragazzo della provincia di Avellino mi ha chiesto, inviandomi un messaggio privato su Facebook, cosa fosse il “debito odioso” . Quella domanda mi ha offerto lo spunto per approfondire questa tematica e, soprattutto, le esperienze politiche ad essa connesse.

IL DEBITO ODIOSO: IL SUO SIGNIFICATO Il “debito odioso” (o detestabile) è un’espressione con la quale si designa una teoria di diritto internazionale che può trovare applicazione nell’ipotesi della successione tra Stati nel debito pubblico. In base a tale teoria, il debito contratto da un dittatore o da un governo militare, per scopi militari o di repressione interna, che, caduti tali regimi, dovrebbe essere pagato dalla popolazione, la quale non ha però tratto alcun beneficio dai prestiti e che anzi ha subito tutte le conseguenze gravose di un regime repressivo, può essere definito appunto “odioso” e non essere di conseguenza onorato poiché illegittimo in quanto contratto per soddisfare scopi oggettivamente estranei all’interesse nazionale.

IL DEBITO ODIOSO: LE ORIGINI E I CASI NEL MONDO Esso trova la sua origine in un avvenimento storico che divenne importante anche per aver delineato le basi giuridiche di suddetto strumento. Nel 1883, in Messico, l’esercito repubblicano rovesciò il regime e fucilò Massimiliano I. Il nuovo governo approvò un regolamento con il quale veniva sancito che i debiti contratti da Massimiliano I non potevano essere riconosciuti. Qualche anno dopo, nel 1898, al termine della guerra ispano-americana, con il trattato di Parigi, gli USA disconobbero i debiti contratti dal colonialismo spagnolo. Essi sostennero che il debito non era stato contratto per perseguire il benessere del popolo cubano poiché i fondi erano stati usati per reprimere l’opposizione e per incorporare Santo Domingo nei domini spagnoli, affermarono inoltre che il popolo cubano non aveva acconsentito al debito e che i creditori sapevano come erano stati impiegati i fondi prestati. Anche l’Unione Sovietica, nel 1918, dichiarò che i debiti del governo zarista, destituito con la “Rivoluzione d’ottobre”, dovevano essere ripudiati.

IL DEBITO ODIOSO: UNA PRASSI FORMALIZZATA DA ALEXANDER SACK Questa prassi fu formalizzata nel 1927 dal professore e giurista Alexander Sack in un memorabile scritto nel quale lo studioso sostenne che “se un governo dispotico incorre in un debito non per bisogni o per interessi dello Stato, ma per rafforzare il regime dispotico, per reprimere la lotta della popolazione contraria al regime stesso, tale debito è odioso per la popolazione dell’intero Stato. Questo debito non è un’obbligazione per la nazione: è un debito del regime che lo ha contratto, è un debito personale del potere che lo ha contratto; di conseguenza esso si estingue con la caduta di questo potere”. Sack sostiene dunque che siamo in presenza di un debito odioso quando ricorrono i seguenti presupposti: 1) il debito è stato contratto senza il consenso o all’insaputa del popolo; 2) il denaro è stato utilizzato per attività di cui la popolazione non ha beneficiate; 3) i creditori sono al corrente del modo in cui il denaro prestato è stato utilizzato e se ne disinteressano. A partire da quel momento si è fatto più volte ricorso a tale strumento giuridico. Un caso recente è, per esempio, quello dell’Iraq: il governo dittatoriale di Saddam Hussein aveva accumulato una passività che si aggirava tra 125 e i 130 miliardi di dollari. Furono gli Stati Uniti, prima della formazione di un nuovo governo, i primi a cancellare quel debito in forza degli argomenti forniti proprio dalla teoria del debito odioso e sulla base delle considerazioni che, tale debito, avrebbe reso impossibile la ricostruzione nonché lo sviluppo economico dell’Iraq.

IL DEBITO ODIOSO: IL CASO EMBLEMATICO DELL’ECUADOR Il caso più emblematico riguarda sicuramente l’Ecuador, per il coraggio del suo Presidente di schierarsi dalla parte del proprio popolo. Nel 2002 il Paese si ritrovava un enorme debito accumulato. I politici che fino ad allora si erano alternati, sulla base dei suggerimenti della Banca Mondiale e del FMI, avevano tentato di risanare il debito adottando misure di austerità e tagli alla spesa. Il debito tuttavia, anziché diminuire, aumentava. Nel 1992, infatti, il Segretario del Tesoro americano decise di attuare il “Piano Brady” che interveniva sul debito di molti paesi latinoamericani ristrutturandolo attraverso la vendita di nuovi bond e obbligazioni. Molti paesi, tra i quali l’Ecuador, accettarono l’offerta. Offerta che di fatto consisteva nel pagare il proprio debito contraendone un altro, sul quale sarebbero poi ovviamente maturati nuovi interessi. Le condizioni imposte da questo nuovo debito furono decisamente pesanti. Il popolo era allo stremo e alle elezioni del 2002 a promettere il ripristino della politica sociale c’era Gutierrez, che si presentava come socialista, ma che una volta giunto al potere si accordava con i creditori e, con il sostegno dei partiti conservatori, imponeva ulteriore austerità fiscale. L’Ecuador riuscirà a risolvere i suoi problemi solo con l’elezione nel 2006 di Rafael Correa. Tra le sue prime decisioni ci fu quella di espellere il rappresentante della Banca Mondiale e chiedere ai rappresentanti dell’FMI di andare via dall’edificio della Banca Centrale. Istituì, poi, dietro richiesta delle organizzazioni sociali del paese, una commissione di controllo del debito logistico dell’Ecuador, composta da eminenti economisti internazionali e dai membri degli organi statali ecuadoriani. La Commissione lavorò a lungo per analizzare i debiti contratti dal paese e stabilire la loro legittimità: i risultati dimostrarono che larga parte del debito pubblico ecuadoriano, per il cui risanamento venivano spesi, ogni anno, miliardi di dollari sottratti alle spese di sanità, istruzione, opere di pubblica utilità, era “odioso”, dunque illegittimo e contrario alla Costituzione del paese. L’Ecuador, quindi, ripudiò il 70% dei debiti contratti con istituzioni internazionali e paesi esteri.

IL DEBITO ODIOSO: UNO STRUMENTO DI EQUITÀ? Alla luce di quanto esposto, il “debito odioso” può essere considerato uno strumento di giustizia ed equità al quale ricorrere quando un governo dispotico contragga debiti per interessi non coincidenti con il bene del paese, facendone ricadere le gravose conseguenze sul popolo ignaro e con la connivenza di creditori aguzzini. Questo rimedio, se correttamente adottato, potrebbe nel tempo fungere da deterrente e limitare la prassi, di molti Stati e organismi finanziari internazionali, di concedere scientemente denaro a paesi i cui governi ne dispongono per scopi privati, con il solo intento di poter poi speculare sull’economia di quegli stessi paesi arricchendosi a loro discapito. Il ricorso a tale strumento deve essere ovviamente fondato su uno studio approfondito, elaborato da insigni ed esperti economisti ed avvallato dalla Corte Internazionale di Giustizia.

L’esito di questa battaglia giuridica rappresenta una grande vittoria: ci dimostra che anche un piccolo Stato, se fonda le proprie azioni su valutazioni legittime tanto da un punto di vista giuridico quanto etico, può sconfiggere gli interessi dei grandi organismi finanziari che, con la connivenza di alcuni Stati, hanno di fatto trasformato il debito pubblico in una trappola, in un vero e proprio meccanismo neo-coloniale idoneo a tenere in pugno le sorti economiche, e non solo, degli Stati che ad esso hanno fatto ricorso.

Il M5S sosterrà sempre tutti i governi che lotteranno per l’equità e la giustizia sociale e che utilizzeranno argomentazioni, come il debito odioso, per sconfessare l’operato dei dittatori che li hanno preceduti.

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