mercoledì , 22 novembre 2017

Crisi coreana: una lucida follia di Kim Jong-Un

Kim7

Crisi coreana: siamo ad un punto di svolta che potrebbe forse far precipitare il mondo in un conflitto nucleare? Di sicuro, l’ultimo test nucleare lanciato dalla Corea del Nord nel sito di Punggye-ri[1], principale sito nucleare nel nord-est del Paese, ha dimostrato l’inefficienza delle misure sino ad ora adottate per risolvere il problema. Il leader nordcoreano continua imperterrito a sviluppare il suo programma missilistico e nucleare, perseguendo una logica militare e politica da inquadrare in una più ampia e complessa strategia di regime, forse più intricata di quanto appaia dai media. Sebbene la dimensione missilistica e nucleare della Repubblica democratica popolare di Corea sia motivo di preoccupazione per i Paesi occidentali da diversi anni, è solo a partire dal 2003, quando il regime nordcoreano ha annunciato il suo ritiro dal Trattato di non-proliferazione[2], che la questione è divenuta una delle principali minacce alla sicurezza mondiale. Da allora Pyongyang ha fatto dei notevoli progressi,migliorando decisamente la sua tecnologia e, quindi, la portata e la potenza del suo arsenale nucleare.

A peggiorare ulteriormente la situazione, lo scontro di retoriche provocatorie di Donald Trump e di Kim Jong-Un non fa altro che aumentare il rischio di errori di valutazione e quindi di possibili incidenti da una parte o dall’altra, con conseguenze a dir poco disastrose, vale a dire l’inizio di una vera e propria escalation nucleare. Durante il suo primo discorso all’Assemblea Generale dell’ONU, Trump ha ironicamente definito Kim Jong-Un “uomo razzo” (rocket man) impegnato in una “missione suicida”, ribadendo che gli Stati Uniti saranno pronti a distruggere totalmente la Corea del Nord in caso di attacco[3]. Qualche giorno dopo, a dimostrazione delle varie opzioni militari a disposizione del presidente americano, dei bombardieri strategici in grado di sganciare ordigni nucleari hanno sorvolato le coste nordcoreane. Pyongyang ha subito minacciato di abbattere i bombardieri e i caccia americani anche se questi non dovessero trovarsi all’interno dei confini nordcoreani[4]. Il culmine di questa retorica bellicosa è stato poi raggiunto quando i nordcoreani hanno annunciato che gli Stati Uniti “avevano dichiarato guerra”, affermazione prontamente negata dalla Casa Bianca[5].

Tuttavia, prima di ipotizzare alcuni dei possibili scenari nella risoluzione della crisi coreana, bisogna chiedersi se veramente Kim Jong-Un, alla guida del Paese dal 2011 e liquidato con troppa frettolosità come pazzo dal mainstream mediatico, non stia in realtà perseguendo una sua strategia che, pur apparendo sconsiderata, abbia comunque una sua razionalità. Indubbiamente, il leader nord-coreano ha intrinsecamente legato la sua principale preoccupazione, vale a dire la legittimazione della sua leadership e il mantenimento e rafforzamento del suo potere allo sviluppo del programma missilistico e nucleare, realizzando simultaneamente anche quello economico (secondo la politica del pyǒngjin)[6]. L’obiettivo è quindi bilanciare la superiorità tecnologica dei suoi principali avversari, ovvero Stati Uniti, Corea del Sud e Giappone, e allo stesso tempo cercare di evitare qualsiasi tentativo di regime change come già accaduto ad altri dittatori quali Muammar Gaddafi o Saddam Hussein, per citare due casi recenti[7]. In altri termini, considerando lo stato alquanto arretrato delle proprie Forze Armate, Kim Jong-Un sa che l’arma atomica è un forte deterrente, forse l’unico, per scoraggiare qualsiasi tentativo di intervento diretto. Una sorta di garanzia ultima ratio. Mantenere un arsenale atomico e, magari in futuro, ottenere ufficialmente lo status di potenza nucleare è, quindi, la chiave per la sopravvivenza del proprio regime dinastico. E questo Kim Jong-Un ha dimostrato di saperlo sin troppo bene. Ma gli obiettivi di Pyongyang non finiscono qui. Infatti, secondo la sua retorica espansionista, l’intera penisola, incluso lo Stato sudcoreano (con il quale non è mai stato firmato alcun trattato di pace ma solo un armistizio che ha posto fine alle ostilità nel 1953) è considerata parte integrante della Corea del Nord, o meglio, di una sola Corea. In questo contesto, la tradizionale inimicizia con gli USA e da ultimo la bellicosa retorica di Trump vengono abilmente utilizzate dalla propaganda del regime, secondo cui la guerra del 1950-53 è stata il risultato dell’aggressione americana[8]. La leadership nordcoreana, perciò, punta alla riunificazione delle due penisole sotto un’unica bandiera, naturalmente quella di Pyongyang[9]. Il possesso dell’arma atomica viene quindi visto come uno strumento in grado di accelerare quella che il regimedefinisce la “vittoria finale”[10].

A questo punto, dopo aver analizzato i principali motivi che si nascondono dietro la retorica e le azioni provocatorie del leader coreano e la sua impossibilità a rinunciare al deterrente nucleare, siamo davvero sicuri che l’ottavo pacchetto di sanzioni approvato dall’ONU aiuterà a risolvere il problema? Lo stesso Vladimir Putin ha sottolineato come i nordcoreani potrebbero accettare persino di “mangiare erba” piuttosto che abbandonare il loro programma nucleare e missilistico[11]. E soprattutto, quali importanti effetti potrebbero avere delle sanzioni internazionali su un paese che ha un interscambio molto limitato, un sistema bancario ridotto e già monitorato e che, in definitiva, è sostanzialmente fuori dai principali circuiti dell’economia globale? Probabilmente in buona sostanza molto più ridotti di quanto si auspica.

Alla luce di tutto ciò, sarebbe quindi auspicabile intraprendere azioni di tipo militare? Decisamente no. Soluzioni militari risulterebbero inutili, ma soprattutto pericolose, compromettendo il sempre più delicato equilibrio tra i principali Paesi coinvolti e trascinando l’intera regione in un vortice di violenza le cui conseguenze sarebbero a dir poco tragiche. Un eventuale attacco preventivo da parte degli Stati Uniti scaturirebbe una rappresaglia nordcoreana contro Seoul e Tokyo[12], causando centinaia di migliaia di vittime, e, a seguito della reazione congiunta USA-Corea del Sud, innescherebbe possibili reazioni da parte di Cina e Russia. La Cina, in particolare, potrebbe intervenire direttamente nella penisola (come peraltro già successo nella Guerra di Corea del ’50-‘53) portando quindi a contatto le sue truppe con quelle statunitensi: è evidente che questo scenario sarebbe estremamente pericoloso a livello globale. Cina e Russia, pur non essendo favorevoli ad una Corea del Nord nuclearizzata, potrebbero essere favorevoli ad un ulteriore inasprimento delle sanzioni, ma escludono categoricamente qualsiasi soluzione militare.Un conflitto, poi, scatenerebbe un immediato flusso di rifugiati coreani in territorio cinese, sud coreano e forse russo, senza contare tutti i vari sfollati che si muoverebbero dalle aree soggette ad un attacco convenzionale. Un altro elemento da considerare è poi rappresentato dall’eventualità di una riunificazione delle due Coree sotto l’egida di Seoul, ergo di un forte alleato degli Stati Uniti[13], un’ipotesi estremamente sgradita alla Cina, che proprio per questo è una strenua sostenitrice del mantenimento dello status quo. Pechino, inoltre, vuole evitare l’installazione del potente sistema anti-missilistico americano (Thaad) sul territorio sudcoreano, sistema che, secondo gli strateghi delle forze armate della superpotenza asiatica, potrebbe essere usato anche per intercettare i missili cinesi[14]. La Cina, quindi, si conferma un “giocatore” centrale nella partita coreana, tanto che, secondo alcuni analisti, la Corea del Nord sarebbe addirittura“usata” dalla Cina per distogliere l’attenzione internazionale dalle sue manovre nel mar cinese meridionale ed orientale[15]. E’ difficile quindi immaginare alcun tipo di azione “dura” (o tantomeno un conflitto militare) nella penisola coreana senza una piena intesa con Pechino o quantomeno un sua “nulla osta”, ipotesi al momento molto remota.

Per evitare situazioni svantaggiose, Pechino e Mosca, che hanno parte del proprio territorio confinante con la Corea del Nord e considerano quest’ultima come un utile Stato cuscinetto nei confronti della Corea del Sud, alleata degli Stati Uniti, premono per una via più diplomatica. La proposta congiunta dei due Paesi del doppio congelamento (double freeze), prevede la cessazione simultanea delle attività nucleari e missilistiche della Corea del Nord e delle esercitazioni congiunte di Stati Uniti e Corea del Sud, per poi proseguire con la riapertura del tavolo dei negoziati. Proposta subito respinta da Washington[16].

Dal canto suo, l’Unione Europea ha per il momento optato per un tipo di politica cosiddetta dell’impegno critico (critical engagement), che, combinando misure restrittive e dialogo, mira ad una sostanziale riduzione delle tensioni nella regione, alla promozione del regime internazionale di non-proliferazione e al miglioramento della situazione dei diritti umani[17]. Tuttavia, mai come ora risulta necessario la riapertura del tavolo dei negoziati con un’Unione Europea più proattiva che agisca da mediatore, provando a riproporre un formato simile a quello utilizzato nel caso del nucleare iraniano. Fondamentale sarà quindi proprio il ruolo della Russia ma soprattutto della Cina, l’unica veramente in grado di persuadere Pyongyang, utilizzando al contempo la nostra influenza economica e commerciale su Pechino per evitare che manipoli la crisi a proprio vantaggio, facendo leva sul suo insostituibile ruolo di mediatore.

Anche per questo è imprescindibile rilanciare un dialogo franco e schietto ma anche costruttivo con due superpotenze che, ricordiamo, hanno oltretutto un seggio permanente con diritto di veto nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU, e che hanno sempre mantenuto, nonostante alti e bassi, dei canali di comunicazione aperti con Pyongyang.

Il tempo scorre veloce e anche se il negoziato non sembra la soluzione migliore, è, volenti o nolenti, l’unica veramente possibile. Uno scontro militare, infatti, sarebbe un’ipotesi catastrofica, ma che rimane purtroppo sempre presente sullo sfondo, soprattutto in caso di errori o incidenti, quali l’abbattimento accidentale di un velivolo, uno scambio di colpi d’artiglieria errato o uno scontro a fuoco che degeneri in una escalation.

È necessario prendere atto che la situazione potrebbe arrivare a un punto di non ritorno e che implicherebbe la gran parte delle superpotenze mondiali: occorre quindi iniziare a sedersi senza preconcetti intorno al vero tavolo negoziale prima che siano gli eventi, o magari degli incidenti, a decidere per noi. 

 

Il video dell’intervento di Fabio Massimo Castaldo

NOTE

[1]http://www.bbc.com/news/world-asia-41144315

[2]http://www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/STUD/2017/578015/EXPO_STU(2017)578015_EN.pdf

[3] http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/nordamerica/2017/09/19/onu-trump-oggi-e-un-grande-giorno_bb7fbeee-0065-4023-b50d-d16b1ae8e5bb.html

[4]http://www.repubblica.it/esteri/2017/09/25/news/corea_del_nord_abbiamo_diritto_abbattere_caccia_usa_per_autodifesa_-176476652/

[5] https://www.cnbc.com/2017/09/25/we-have-right-to-shoot-down-strategic-us-bombers-even-if-they-are-not-in-north-korean-airspace-nk-foreign-minister-says.html

[6] A. Fiori, Piccoli Leader Crescono, ne La Corea è una Bomba, Limes 12/16, p. 54

[7] http://www.eprs.sso.ep.parl.union.eu/filerep/09-Briefings/2017/EPRS-Briefing-608681-North-Korea-possible-scenarios-FINAL.pdf

[8] J. Nilson – Wright, In North Korea Standoff, What Does Kim Jong-Un Really Want?, Chatman House, 14/08/2017, https://www.chathamhouse.org/expert/comment/north-korea-standoff-what-does-kim-jong-un-really-want

[9]L. Mainoldi, I Maestri dell’Asimmetria, ne La Corea è una Bomba, Limes 12/16, p. 98

[10] B. Myers, La Conquista del Sud è il Vero Obiettivo della Corea del Nord, ne La Corea è una Bomba, Limes 12/16, p.60

[11] http://www.bbc.com/news/world-europe-41172488

[12]G. Cuscito,  Il Test Nucleare della Corea del Nord Danneggia la Cina, Limes 5/9/2017

[13]P. Pons, La rationalitè de Pyongyang, Le Monde Diplomatique, 05/2017, http://www.monde-diplomatique.fr/2017/05/PONS/57438

[14] http://www.eprs.sso.ep.parl.union.eu/filerep/09-Briefings/2017/EPRS-Briefing-608681-North-Korea-possible-scenarios-FINAL.pdf

[15] http://www.eprs.sso.ep.parl.union.eu/filerep/09-Briefings/2017/EPRS-Briefing-608681-North-Korea-possible-scenarios-FINAL.pdf

[16] https://doc-research.org/en/north-korea-nuclear-crisis-facts-perceptions-illusions/

[17] https://eeas.europa.eu/headquarters/headquarters-homepage_en/8899/EU-%20Democratic%20People’s%20Republic%20of%20Korea%20(DPRK)%20relations,%20fact%20sheet

 

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