sabato , 23 giugno 2018

Balcani occidentali, aumentare la partecipazione dei giovani alla politica tramite un processo decisionale più inclusivo

Lunedì 20 e martedì 21 novembre 2017 ho presieduto con piacere i diversi panels dell’evento Bridging the gap between youth policy, youth participation and parliamentarians in the Western Balkans”, svoltosi a Bruxelles, presso il Parlamento Europeo. Durante il mio intervento, che riporto in versione integrale di seguito,  ho sottolineato l’enorme opportunità che abbiamo: colmare il divario tra politica e mondo giovanile, aumentando la partecipazione politica dei giovani dei Balcani occidentali.

“Uno degli strumenti chiave che abbiamo per aumentare la partecipazione dei giovani è dato da un processo decisionale più inclusivo reso tale grazie al dialogo tra parlamentari, istituzioni e organizzazioni giovanili. Poiché sono un giovane parlamentare, oltre che capolista per il programma Giovani leader politici del PE e dalla scorsa settimana il più giovane vicepresidente del Parlamento europeo della storia, comprendo bene la necessità e l’importanza della partecipazione dei giovani alla politica.

Bisogna essere chiari: questo non è un problema esclusivamente legato ai paesi dei Balcani occidentali. In realtà, è una sfida globale e, come cittadino italiano, ne sono particolarmente consapevole. È della massima importanza avviare una vera e propria opera di sensibilizzazione su questo tema, al fine di mettere in campo soluzioni concrete che facciano aumentare la partecipazione dei giovani all’attività politica. Ad esempio, se consideriamo la disoccupazione giovanile, spesso delineata come una delle ragioni principali del disinteresse dalla politica, la situazione nei paesi dei Balcani occidentali è ancora particolarmente preoccupante. Mentre la disoccupazione è diminuita nel corso di quest’anno, passando dal 23 al 21%, secondo “l’andamento del mercato del lavoro dei Balcani occidentali 2017”, stilato dalla Banca Mondiale, l’inattività rimane alta soprattutto tra le donne, tra coloro che hanno un basso livello di istruzione e i giovani. Questa è una diretta conseguenza delle difficoltà economiche che si trova a dover fronteggiare la regione, anche a seguito della crisi finanziaria del 2008.
Inoltre, l’occupazione informale e la disoccupazione di lunga durata rimangono una grande sfida. Infatti, anche se alcuni Stati membri dell’UE, come la Grecia e la Spagna, hanno un alto livello di disoccupazione giovanile, e potrei includere anche il mio paese in questo elenco (specialmente per quel che riguarda il Sud), la media UE del 18,7% è molto inferiore rispetto ai paesi dei Balcani occidentali. Oltre a questo, mentre la mobilità giovanile nei paesi dei Balcani occidentali è considerata come un elemento che produce un impatto positivo, generando più opportunità di lavoro e aumentando la produttività, è spesso rallentata da pregiudizi intra-regionali, stereotipi, difficoltà burocratiche e mancanza di informazioni sulle regole del lavoro nei paesi vicini.
Tutti questi problemi, insieme a sistemi educativi obsoleti e incentivi deboli, hanno reso l’emigrazione un’opzione popolare, soprattutto tra i giovani, che ha portato anche al cosiddetto fenomeno della fuga dei cervelli. Aspetto, questo, che riguarda anche il mio Paese, uno dei sei fondatori dell’UE. Pertanto, tali problematiche, così come le istituzioni politiche deboli e la corruzione endemica, possono portare all’apatia politica e alla mancanza di interesse e impegno tra quei giovani che iniziano a chiedersi perché dovrebbero preoccuparsi della politica quando non intendono restare nella loro regione o nel loro paese per molto tempo.
Il declino dell’adesione ai partiti politici, la scarsa affluenza al voto e la sfiducia nelle istituzioni ci confermano questa tendenza. I giovani dei paesi dei Balcani occidentali si sentono frustrati anche dall’Europa perché spesso non si sentono rappresentati da quei parlamentari che dovrebbero essere i loro portavoce. Per questo motivo, molte persone spesso si astengono dal votare e dal partecipare attivamente alla vita politica del proprio paese. Questa situazione non può non destare preoccupazione, specialmente in relazione ai paesi dei Balcani occidentali, dove il capitale giovanile è cruciale per il futuro e per il processo di integrazione europea. Pertanto, il nostro ruolo di giovani parlamentari è quello di risolvere le problematiche legate alle questioni giovanili, affrontando problemi di comunicazione tra istituzioni e giovani cittadini e promuovendo un dialogo aperto con loro. Ad esempio, so che quasi tutti i paesi dei Balcani occidentali hanno già un ministero con “giovani” nel titolo ed un Consiglio nazionale per i giovani. Un altro modo possibile per migliorare la partecipazione dei giovani in politica potrebbe essere la creazione di parlamenti dei giovani, che già esistono in alcuni paesi, ma raramente hanno legami stretti e formali con quelli nazionali. Ciò potrebbe stimolare non solo la partecipazione dei giovani alla politica, ma potrebbe anche conferire maggiore legittimità democratica ai parlamenti stessi. In particolare, è fondamentale prevenire qualsiasi tipo di radicalizzazione nella regione che, negli ultimi anni, sembra essere diventato un grave problema, soprattutto nei paesi con grandi comunità musulmane.
Nel prossimo futuro, per esempio, dovremo affrontare il fenomeno dei combattenti terroristi stranieri che ritornano nei loro paesi dopo la caduta dello Stato islamico. È un problema sul quale, in questo momento, stiamo riflettendo molto e stiamo creando una commissione speciale, all’interno del Parlamento europeo, per discutere sull’approccio al terrorismo perché non è solo una questione di sicurezza ma è, prima di tutto, una questione di educazione.

Ciò richiederà ovviamente un grande e ampio sforzo da parte vostra come giovani parlamentari, nonché dalle istituzioni politiche e dalle organizzazioni giovanili. Dovrete lavorare insieme, cercando di integrare i giovani emarginati o gruppi di minoranza nelle future politiche giovanili, dovrete affrontare gli stereotipi basati sull’identità. Tuttavia, quando parlo di radicalizzazione, intendo anche quella che alimenta i sentimenti anti-UE, ostacolando così i progressi verso l’adesione stessa all’UE. Infatti, anche se un recente sondaggio (dal Barometro dei Balcani) afferma che i giovani hanno maggiori probabilità di favorire l’adesione all’UE, cogliendo subito i benefici di una tale scelta nella libertà di viaggiare, studiare e lavorare, una percentuale significativa di cittadini è ancora scettica sull’adesione all’UE. Pertanto, credo fermamente che sia nostra responsabilità, in quanto rappresentanti dei nostri cittadini, e in qualità di generazione che molto probabilmente negozierà l’integrazione completa dei paesi dei Balcani occidentali nell’UE, affrontare le sfide che sono comuni tra gli Stati in fase di preadesione.

Come disse una volta Kennedy: “Questo mondo esige le qualità dei giovani”. Prendiamo quindi la mano dei nostri vicini, prendiamo l’iniziativa e lavoriamo insieme per costruire il nostro futuro comune in una nuova e diversa Europa.
Questa strada a volte sarà ardua e difficile, e so che molti di voi la volta scorsa erano un po’ critici verso questo approccio, sono d’accordo con voi, ma stiamo lavorando per vincere questa sfida con uno staff eccellente, al fine di avviare un piccolo progetto che abbia però un enorme impatto.
Il vostro Paese può cambiare grazie alle azioni concrete, grazie ai risultati reali. Risultati che potrete toccare direttamente e che avrete contribuito a raggiungere.
Non smettete di credere nei vostri sogni. Se qualcuno, qualche anno fa, mi avesse detto che sarei diventato, all’età di 32 anni, il più giovane vicepresidente del Parlamento europeo, probabilmente avrei sorriso, ma, qualche volta, i sogni diventano realtà e questo dipende dalla nostra capacità e volontà nel realizzarli”.

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