Ad Arezzo insieme ai cittadini truffati per riprenderci la nostra dignità

Il 24 gennaio ero ad Arezzo per l’iniziativa “Risarcire i risparmiatori”, insieme a Luigi di Maio e Alessandro di Battista e soprattutto a molte persone rimaste vittime dei raggiri di Banca Etruria.  Guardando Piazza San Jacopo dove abbiamo incontrato i cittadini, ho provato solo amarezza e indignazione, pensando a quanti, dopo una vita di lavoro e sacrifici, sono stati depredati incolpevolmente e ingiustamente dei loro risparmi.
La stampa e le televisioni, nel tentativo di difendere l’indifendibile, hanno dipinto un quadro quasi surreale: i crolli, le risalite delle borse, così come le perdite superiori al 20% ogni giorno di alcune banche, sotto il fuoco incrociato degli speculatori italiani e internazionali, vengono erroneamente presentati come un terremoto o un’inondazione, come se fossero inevitabili e imprevedibili catastrofi naturali. Ma non è realmente così.
Eppure, questa crisi bancaria non è figlia del caso. I suoi responsabili hanno nomi e cognomi. Tanto in Italia, quanto in Europa.
Abbiamo assistito nelle scorse settimane allo squallido teatrino tra Renzi e Juncker con vari scambi di frecciatine reciproche. Mentre loro fanno finta di litigare e di fare poi la pace parlando di scontri maschi, la speculazione sul potenziale collasso del sistema bancario italiano è più vera che mai: le sofferenze degli istituti di credito non possono più essere nascoste sotto il tappeto. Si parla di 200 miliardi di euro di crediti deteriorati secondo le fonti di Bankitalia, e alcuni analisti indipendenti parlano di oltre 400 miliardi. Cioè 1/4 del PIL italiano.

Come risponde l’Europa, come l’Italia? Per capire meglio, facciamo un passo indietro. Nel 2013 i grandi gruppi politici europei, anche grazie ai voti del Partito Democratico e della gran parte di Forza Italia, hanno approvato il cosiddetto “Meccanismo unico di risoluzione”, o bail-in. Lo scopo, a loro dire, è quello di evitare che, in caso di crisi bancaria, siano i contribuenti a dover pagare il conto (quello che in gergo viene definito il classico meccanismo di bail-out bancario). Con il bail-in, tuttavia, il problema è che il fondo di garanzia predisposto per tutelare i risparmiatori da possibili collassi e “ripagare” i conti correnti, è finanziato dallo stesso sistema bancario privato e ha una dotazione di soli 4 miliardi di euro. Una cifra che non può realisticamente essere adeguata a coprire oltre 500 miliardi di depositi protetti, ovvero quelli sotto i 100.000 euro. Insomma, con questo sistema i nostri depositi sono tutt’altro che al sicuro.

Il tutto avviene nell’Europa dei due pesi e delle due misure, in cui – come tra gli animali della fattoria raccontata da George Orwell – “tutti sono uguali, ma qualcuno è più uguale degli altri” (leggi: la Germania e i suoi alleati). La Commissione in novembre ha approvato senza battere ciglio un piano di salvataggio con aiuto di Stato per la tedesca Nordbank di ben 3 miliardi di euro. E continua a tenere al di fuori della vigilanza unica una gran parte del suo sistema bancario, le landkassen e le sparkcassen tedesche, con le quali finanzia la sua economia reale. Al contrario, Renzi ha ottenuto, dopo settimane di contrattazione, poco più che un accordo al ribasso.

Come è possibile che tutto questo avvenga alle spalle dei risparmiatori italiani? Guardiamo a cosa è l’euro, pilastro  fondamentale della costruzione europea. Non è solo una moneta. Come ha ribadito non molto tempo fa Schauble, il ministro dell’economia tedesco falco dell’austerità, è una vera e propria politica economica. E questa politica economica è improntata sul neoliberismo senza limiti e freni, sui tagli al welfare e ai servizi essenziali, sulla distruzione sistematica dei diritti dei lavoratori per tagliare il costo del lavoro come ha dimostrato il renziano Job Act. Questa politica impedisce ogni possibile manovra espansiva che faccia risalire la domanda interna.

Al modello fallimentare dell’Europa di oggi, noi ne contrapponiamo un altro, completamente alternativo e basato sui bisogni e sulle esigenze reali dei cittadini. Se le banche private non riescono a stare sul mercato, devono essere nazionalizzate e tornano sotto pieno ed effettivo controllo dello Stato, il management della banca deve essere rimosso e tutti i veri responsabili dei dissesti bancari devono pagare, si tratti di amministratori, dirigenti o revisori. Le sanzioni pecuniarie e penali devono essere adeguate e non risolversi nella classica bolla di sapone, perché chi ha giocato con la vita dei cittadini italiani deve risponderne. Infine, la Banca Centrale deve dare garanzia illimitata su tutti i depositi bancari come prestatore di ultima istanza, proprio come fa la FED negli Stati Uniti e tutte le altre banche centrali del mondo.

Ora è il momento di levare in alto la nostra voce. Non permetteremo che, secondo logiche non più tollerabili, prevalga ancora una volta il modello per cui si privatizzano i profitti in mano a pochi e si socializzano le perdite in capo a tutti.

Noi ci impegniamo per riportare non il profitto ma il diritto ad essere la bussola della politica. Ripartiamo da Arezzo per riprenderci la nostra dignità.

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